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Ercole era seduto sul letto e ancora era scosso dalla visita che aveva fatto, le braccia dritte sul lenzuolo, lo sguardo verso la finestra e la testa da un’altra parte, non era presente in quel momento, il pensiero era ancora li, in quel reparto, ancora quelle sensazioni non gli erano passate, le sentiva addosso, quasi sperava che qualcuno spezzasse quell’incantesimo, il silenzio della stanza di certo non lo aiutava, gli faceva concentrare i pensieri ancora di più, fermo e paralizzato aspettava, aspettava che succedesse qualche cosa, poi a un certo punto qualcuno gli mise la mano sulla spalla, si girò e vide Virgilio.
“Ciao, come và?”, “Bene”, Ercole diceva sempre che le cose andavano bene, anche se le cose andavano male, “Sono venuto a trovarti appena possibile, sai il lavoro”, “Lo so”, “Dimmi cosa succede?”, “Non saprei, oggi sentivo parlare di diabete, ma non capivo perché, poi quelle punture sul dito e gli esami del sangue, non capisco”, Virgilio lo ascoltava e non aggiungeva niente, “Scusa provo a chiedere, arrivo subito”, cosi andò sul corridoio e cercò un medico, nella guardiola c’erano degli infermieri seduti che aspettavano, sembrava che non facevano niente, ma non era così, Virgilio si avvicinò, “Scusate, posso sentire un medico”, “Si certo, vada in quella porta, dall’altra parte del corridoio”, Virgilio andò e si mise ad aspettare il primario, era dentro, con un’altra persona, non sentiva cosa gli diceva, ma ogni tanto qualche parola gli arrivava, fino a che non si aprì la porta e una persona usci, appena vide il medico, Virgilio si avvicinò e si presentò, “Scudi dottore, io sono il fratello di Ercole Allievi, posso chiedergli qualche informazione?”, “Si certo, entri”, “Mi dica, come stà?”, “Abbiamo fatto tutti gli esami del caso e abbiamo trovato troppo glucosio nel sangue, la cosa non è preoccupante ma è una cosa lunga”, “Lunga quanto”, il medico a questa domanda non diede nessuna risposta, “Faremo altri accertamenti più approfonditi”, “Ma a cosa è dovuto?”, anche questa domanda non ebbe risposta, “Ma si può curare?”, “Faremo il possibile, vada pure dal Signor Allievi, devo visitare altri pazienti, arrivederci”, Virgilio si era innervosito dal fatto che il medico non gli dava risposte, ma non volle insistere, per una questione di rispetto, lui non era un medico e non vedeva conveniete tentare una lite, cosi torno da Ercole.
Ercole si era sdraiato, e Virgilio seduto su una sponda del letto, in modo confidenziale, cominciò a raccontargli quello che era appena successo, “Sai ho parlato con il medico, e mi ha paralto di diabete, e che è una cosa lunga, gli ho fatto mote domande, ma non mi ha dato nessuna risposta, questo è tutto”, Ercole ascoltava e la parola “lunga”, gli rimbombava nella testa, ma il diabete, alla sua età, non poteva essere, lui non mangiava zucchero in modo particolare, tutto gli sembrava strano, i conti non gli tornavano, per lui non era possibile, ma poi Virgilio aggiunse: “Coraggio, posso solo immaginare come ti puoi sentire, non ti preoccupare affronteremo anche questa, lo sai che puoi contare su di me, io ci sarò sempre, andrà tutto per li meglio”, poi gli appoggiò la mano sulla spalla, e con l’altra mano strinse forte quella di Ercole, per quasi cinque minuti.
A un certo punto entrò un’infermiera, cortesemente chiese a Virgilio di spostarsi, prese un piccolo ago, pinse il dito di Ercole mise una goccia di sangue su una strisciolina e la mise in una macchinetta, dopo aver scritto un numero su una tabella, chiese a Ercole di alzare la maglietta, con una piccola siringa gli fece una puntura sulla pancia, “Tra poco arriva la cena”.
Virgilio seduto sulla sedia osservava tutto, e aspetto che a Ercole gli portavano da mangiare.

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