Gli amici del presidio

Ormai sono sei mesi che i presidianti mantengono le loro posizioni, si alternano nei turni del presidio, con costanza e sicuri in quello che fanno, lo spirito e il coraggio dei combattenti si percepisce anche nelle piccole cose, la solidarietà tra di loro è percepibile, anche perché molti di loro si conoscono da molti, troppi anni e questo in alcuni di loro ha fatto instaurare rapporti che ormai superano solo quelli trà colleghi di lavoro, c’è qualche cosa di più, una rispettosa amicizia, ma oltre a queste persone, o meglio, combattenti, ci sono altri che pur non essendo direttamente interessati all’azienda, si comportano come se lo fossero, questo mi ha fatto notare questa singolarità che mi ha fatto riflettere sul perché di questo comportamento insolito.
Cosa può essere che spinge queste persone a investire il proprio tempo, quando non avranno nessun beneficio, qualunque sia il risultato della lotta? La risposta più semplice è che queste persone sono solidali con i combattenti, vuoi perché “gli amici” lo sono stati quando erano dipendenti loro stessi, e quindi sanno cosa vuol dire lottare, e questo soltanto può giustificare il loro comportamento, ma sotto a questa spiegazione c’è qualche cosa d’altro, fare il volontario non vuol dire dare, ma prendere, prendere più di quello che si dà, questa è una legge mai scritta e indiscutibile, per chi riesce a vederne la finezza nelle cose, si prende esperienza, rapporti sociali con altre persone e sentirsi utili a qualcuno, cosa non indifferente, cosi “gli amici” del presidio si presentano, collaborano e vengono accettati dai lottatori, come loro, anche se delle volte i combattenti presi dai pensieri della loro situazione o anche fosse solo per il loro carattere, alcuni di loro mostrano una certa indifferenza, quelli più sensibili si accorgono della presenza “degli amici”.
Anche io sono un’ amico del presidio, anche io ho partecipato al presidio più di quanto avrei dovuto, ma l’ho fatto e continuerò a farlo, perché questa per me è una grande opportunità per fare esperienza in fatto di lotta, lotta che al lavoro non ho mai veramente conosciuto, anche se devo riconoscere di avere una bella armatura sulle spalle, ma cose di questa portata non le avevo mai viste, le azioni che si susseguono, le decisioni che vengono prese da entrambe le parti, il movimento che viene messo in moto, sono cose che per me erano sconosciute, anche perché la fabbrica molti anni fa era famosa come un posto sicuro che avrebbe accompagniato i suoi lavoratori alla pensione, cosa che ultimamente, nei fatti non è accaduta, e questo dentro di me provoca molto dispiacere, per tutta una serie di motivi, per il fatto che anche io sono disoccupato e attualmente non vedo prospettive per il futuro, anzi il futuro lo vedo abbastanza scoraggiante, e poi penso a tutti quei lavoratori che si trovano in condizioni decisamente peggiori delle mie, tutto questo mi spinge ancora di più a essere solidare ai lavoratori del terzo sito.
Gli “amici del presidio” di solito possono avere solo due tipi di comportamento, alcuni sono solo di presenza, altri hanno un comportamento attivo, entrambi i comportamenti vengono apprezzati dai combattenti, anche solo la presenza per loro vuole dire molto, non si sentono soli, anche se soli non sono, ma per loro, con il tempo i lavoratori percepiscono la presenza e la personalità degli amici; gli “amici attivi” sono molto apprezzati, in tutti i sensi, perché loro danno anche una mano a livello materiale e logistico, sono molto più integrati degli amici solo di presenza, ed è giusto che sia cosi, ma secondo me non dovrebbe essere quello l’approccio migliore, visto che io sono solo un’ amico di presenza, essere troppo attivi nel presidio non deve essere la regola, per un’amico, perché devono essere proprio i lottatori e lottatrici, che gestiscono le faccende quotidiane, solo cosi si dà quel valore aggiunto alla lotta, di certo i lottatori già fanno molto per mantenere il presidio, e io so che è cosi, ma secondo me non dovrebbero lasciare persone che non sono direttamente interessati alla lotta, ad essere più attivi e partecipi di loro stessi, gli “amici” del presidio devono essere presenti, condividere quanto stà succedendo, nei limiti del possibile, portare la propria esperienza, sia in campo umano che di lotta, se l’ha gia fatta, dare eventuali suggerimenti che poi verranno vagliati, a seconda del caso, e poi essere solo presenti, condividere i pasti, supportare materialmente il presidio, se necessario, e poi basta, la gestione delle faccende non deve essere di loro competenza.
Questo è il modo in cui vedo la presenza al picchetto da parte degli “amici del presidio”, magari potrà essere contestata, ma secondo me è il miglior modo per far in modo che anche i lavoratori stessi abbiano maggiore solidarietà con i propri colleghi, aumentando e rafforzando lo spirito di cameratismo.

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