Occupazione

Oggi 12-12-2011 si è svolto lo sciopero generale contro la manovra finanziaria di Mario Monti, in modo particolare contro l’innalzamento dell’età pensionabile, e anche al terzo sito si è svolto lo sciopero come sempre, ma questa volta qualche cosa è successo, una cosa che non avevo mai visto. anche se è solo da sei mesi che seguo la vicenda, e quindi non ho avuto modo di conoscere altre azioni che nel sito si sono susseguite.
Questa mattina la sveglia è suonata molto presto, come è ormai consueto in questi giorni, e quando era ancora buio mi sono avvicinato alla fabbrica, facendo il solito giro, già uscendo di casa mi aspettavo le persone ai soliti posti, prima sui tornelli e poi ai cancelli, ma questa volta ho scoperto con sorpresa che i lottatori avevano cambiato strategia, ai tornelli non c’era nessuno, stranamente!, al cancello secondario non c’era nessuno, ma eranto tutti d’avanti al cancello principale, non si preoccupavano più delle persone che sarebbero potute entrare dai tornelli, non era più necessario controllare, l’obbiettivo era un altro, poi con calma ho capito perché avevano questo comportamento singolare, la possibilità di entrare era stata impedita dalla direzione e quindi un’aggiuntivo controllo era inutile.
Sul piazzale della fabbrica si sono radunati altri lavoratori di altre aziende, per solidarieta o perché anch’esse in crisi, le persone erano molte e la condivisione alta, le forze dell’ordine erano presenti e vigili a mantenere l’ordine, cosa che non è mai venuto a mancare, visto che è stata una manifestazione molto civile; la cosa che ha caratterizzato questo sciopero è stata un’altra, oggi era il giorno della chiusura dell’azienda, anche se c’era ancora qualche giorno di proroga, ma la direzione per confermare ancora una volta la propria intenzione alla chiusura, ha lucchettato alcune entrate che permettevano l’entra ai reparti e staccato le macchinette per timbrare, una forzatura che ai combattenti non gli è andata bene, ancora alla vigilia di altre trattative per salvare la fabbrica dei lavoratori, si proprio cosi, la fabbrica non appartiene alla direzione aziendale, ma ai lavoratori, che la hanno vissuta per tanti anni e ormai la sentono loro, una cosa da difendere a tutti i costi, con ogni mezzo e con tanti sacrifici, perché ormai sentono l’azienda, il luogo, non come un posto solo dove avere lo stipendio, ma la sentono con un grande affetto, verso il luogo, le storie che si sono susseguite anche in più di vent’anni di permanenza, il rispetto e l’amicizia verso gli altri dipendenti, portano i lavoratori e allo stesso tempo, combattenti, a difendere l’azienda a tutti i costi, cosi a un’orario convenuto, comincia la vera manifestazione, la loro, dopo che alcune persone li hanno portate a queste condizioni, dopo che gli hanno portato via il lavoro che c’era, e gli stavano portando via la fabbrica, i combattenti hanno fatto la cosa più giusta che potevano fare, si sono ripresi quello che era nei fatti loro, si sono ripresi quello che gli apparteneva, in modo completamente civile e senza forzare niente, hanno occupato il loro reparto, facendo valere i propri diritti e dimostrando che loro sono parte integrante e fondamentale degli eventi, che loro esistono e sono determinati a resistere.
Anche io ho avuto modo di vedere cosa in realtà stavano difendendo ed è bastato un colpo d’occhio per capire quale era l’entità della posta in gioco, veramente notevole, un patrimonio di apparecchiature, ma principalmente un grande bacino di risorse umane e esperienza che non dovrebbe mai essere spazzata, risorse che potrebbero benissimo crearne altre, se solo le cose fossero svolte con i criteri che non fossero solo quelle economiche o di dismissione, le conoscenze aquisite per usare alcune macchine non si imparano in pochi giorni.
Ancora una volta sono contento di seguire e conoscere questi lavoratori, sentire le loro storie, le loro speranze e le loro preoccupazioni, ogni giorno ricevo uno spaccato di vita reale, contento di avere un’esperienza indimenticabile e di conoscere uomini e donne con le “palle”.

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