Terzo sito

Continua la lotta dei lavoratori della Nokia-Siemens, la società che li governa, la Jabil, continua il suo piano di dismettere l’intera area produttiva di quel paese, e comincia a stringere la cinghia e a tirare duri colpi all’intero complesso, annunciando il dislocamento della Nokia o la volontà di dirottare il lavoro o le riparazioni, aumentando la quantità di cassa integrazione e preparando strategie di ostruzione verso i lavoratori che hanno deciso di presidiare l’azienda, cercando di difendere il proprio posto di lavoro, cosa che oggi come oggi ha una valenza di vitale importanza, tutti i lavoratori sono consapevoli che se mai lo perdessero il posto di lavoro, non ne troveranno un altro alle stesse condizioni, ma sicuramente a uno stipendio decisamente inferiore e a condizioni peggiori, forse solo singoli casi possono sperare di trovare un lavoro accettabile, anche se poi bisogna vedere a quali condizioni, di tutto questo i lavoratori della Jabil sono coscenti, cosi oggi come mai sono più che agguerriti e determinati, pronti a tutto per difendere il proprio posto di lavoro.
In questi ultimi giorni hanno sfidato ogni intemperia, un caldo torrido e umido, il freddo e forti temporali, hanno combattuto contro guardie esuberanti, opponendosi ogni volta che avvertivano il minimo cenno alla loro volontà di salvaguardare i loro diritti, hanno sempre trovato una soluzione a piccoli screzi portati da parte dell’aziende, hanno scacciato sindacalisti che non erano graditi e non collaboravano con loro, ogni mezzo di propaganda è gradito, mostrando anche una certa propensione dinamica della cosa, cosa che all’azienda risulta abbasatenza scocciante.
Con la comunicazione che un settore dell’azienda non riceverà più nuovo lavoro e fra tre settimane saranno messi alle porte, ha svegiato gli animi tardivamente di chi ancora non aveva a pieno capito quali erano le intenzioni aziendali, e cosi quelle persone che credevano o non sapevano che non sarebbero stare salvate, hanno cominciato ad aprire gli occhi, tardivamente, e questo comincerà a inasprire maggiormente la situazione, dando ancora altri segnali che la sola volontà di quel’ complesso è la chiusura, ma ancora i lavoratori non si arrendono, combattono con il presidio.
Se io fossi il loro datore di lavoroe e vorrei veramente chiudere, perché ho interessi su quel sito, farei la stessa cosa che l’azienda stà facendo, dirotterei ogni commessa verso un altro sito produttivo o lo esternalizzerei, abbattendo i costi di produzione e i rischi, ma siccome il fattore presidio, provabilmente ha un certo peso, stanno facendo le cose con più attenzione, ma ormai la cosa è segnata, e delle volte mi chiedo perché l’azienda visto che è completamente interessata a dismettere, non cede l’area a un’altra azienda che magari è interessata all’aquisto di quella produzione?, sarebbe la panacea di tutti i mali, io faccio quello che voglio e il secondo soggetto fa il suo investimento, acquisendo anche i lavoratori; invece non è così, si vogliono lasciare a casa 350 dipendenti, senza molte prospettive, per ottenere un grosso pezzo di territorio dove poter speculare, trasformando l’area da industriale a edificabile, aumentando in modo esponenziale i guadagni.
Mentre da parte dei lavoratori condivido a pieno quello che stanno facendo, il presidio di sicuro assicura il mantenimento integrale del complesso industriale, in tutte le sue parti, nei muri, ma principalmente nei macchinari, cosa di non poca importanza, perché mantenere le macchine al loro posto, potrebbe essere la speranza, cosa che sarebbe stata impossibile con una fabbrica vuota, se questi lavoratori continueranno la loro lotta, fino all’ultimo, e ammettendo che l’azienda comunque porta a termine il suo obbiettivo, i lavoratori possono comunque lottare per il loro lavoro, e come si può fare, quando all’interno non c’è nessuno?, si potrebbe cercare in modo indipendente qualcuno che sia interessato a investire sul sito, con tutti i suoi dipendenti, costringere il sindaco con la forza a non toccare l’area e muovendo ogni canale di comunicazione possibile, sensibilizzare privati grandi e piccoli nella solidarietà del caso, di sicuro è facile pensare che la Regione o lo Stato poosano sbloccare finanziamenti, ma visto che anche loro stanno tagliando l’impossibile, personalmente non ci spererei molto, anche se può essere un’aiuto, altre possibilità non ne vedo, sperare negli ammortizzatori sociali, oggi come oggi non ha molto senso, serve solo per spostare il problema, ma di sicuro non lo risolve, visto che ogni giorno il Governo cerca di cancellare ogni diritto, in modo particolare dei lavoratori, vedi l’articolo 18.
Questo che si stà dismettendo è il terzo sito, questo vuol’dire che prima di questo sono state già chiuse due fabbriche, mi sembra di aver capito che una si trovasse a Brescia e una a Bergamo, confermato dal fatto che alcuni presidianti hanno un’accento spiccatamente Bergamasco, chiudere il primo e poi il secondo sito deve essere stato relativamente semplice per l’azienda, mentre stà trovando lavoratori agguerriti e con molta esperienza nella lotta, e la cosa da molto fastifio, ma appena avrà chiuso la partita con il terzo sito, andrà in meridione e comincerà con il quarto sito, ma li provabilmente il problema sarà pià complicato, visto che li gli operai sono decisamente di più.
Di sicuro non sono io che devo insegnare a dei lavoratori che ormai da anni, da decenni, sono fuori dalla fabbrica e difendere il loro lavoro, ma quanto ho oppena scritto possa, forse, aiutarli in qualche maniera nella loro lotta e alla soluzione del loro problema.
Forza lavoratori combattete con tutte le vostre forze, anche Davide è riuscito a sconfiggere Golia.

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