Il partito dell’antipolitica cresce

Giovedì 9 Giugno 2011
I commentatori politici si sono sbizzarriti nei giorni scorsi nell’recente voto amministrativo. Sono state discusse le motivazioni della severa sconfitta del centrodestra e quelle della smagliante vittoria del centro destra, e sono state dette molte cose giuste. Ma è mancata, una attenzione adeguata per il formidabile “convitato di pietra” che, a suo modo, è stato presente in queste elezioni: il partito dell’antipolitica, o della sfiducia nella politica.
Tale partito si è espresso sia attraverso l’astensione ( o attraverso le schede bianche ), sia il voto a favore di formazioni ( i Grillini ) che esprimono una nausealta ripulsa per tutti i partiti, sia di destra, sia di sinistra, sia di centro.
Del resto, questa larga sfiducia nella politica non si manifesta certo solo oggi. Nelle elezioni regionali del 2010, il partito del non-volto misurava il 36 %, anzi il 40 %, sommandovi le schede bianche o nulle. Dunque, siamo di fronte a un trend che dura da un bel po’.
Quali le ragioni di queste disaffezioni, che se dovesse aumentare, non potrebbe non mettere in discussione la legislazione del nostro sistema politico?
Alcuni leader della destra hanno senz’altro ammesso le motivazioni profonde della loro sconfitta, dovuta anche al non-voto. Il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, ha dichiarato: “Ci hanno voltato le spalle molti nostri elettori. Artigiani, commercianti, professionisti. Il nostro popolo chiede qualcosa di più. E ci dice chiaramente che così non riesce ad andare avanti. C’è bisogno di dare una spinta all’economia”.
All’economia, si può aggiungere, di un paese che da troppo tempo non cresce o cresce in modo irrisorio. Queste le ragioni del flop del centro destra ( altro che le trasmissioni di Santoro o di altri talk-show televisivi! ).
Se vogliamo capire la situazione di disagio politico del Paese, dobbiamo limitare il nostro aguardo al centrodestra.
La destra ha governato per 8 anni su 10, anche la sinistra ha governato per paregghi anni, dal 1996 al 2001, e poi nel 2006-2008. E poiché il paese non cresce adeguatamente da molto tempo, di questa bassa crescita sono responsabili tanto la sinistra quanto la destra. Non a caso, del resto, il partito del non-voto o del voto di protesta, il partito della ripulsa per la politica, colpisce sia la destra che la sinistra.
Il partito della protesta trova le proprie ragioni, oltre che nella bassa crescita, nelle posizioni di indecente privilegio e nei costi altrettanto indecenti che i partiti politici ( in ciò sempre concordi ) hanno imposto al Paese. Qui ci imbattiamo in cifre da capogiro, che non hanno nessun corrispettivo nei Paesi più sviluppati. Rizzo e Stella hanno scritto un libro prezioso e stupefacente sull’argomento. Ma da quando è uscito il loro libro la situazione è ulteriormente peggiorata. Uno studio della Uil, pubblicato agli inizi di quest’anno, ha tracciato un quadro impietoso, dal quale risulta che in Italia ci sono non meno di 1 milione e trecentomila persone che vivono, direttamente o indirettamente, di politica. Si va dai mille parlamenteri con i loro superstipendi e le loro superpensioni, ai consiglieri regionali, provinciali, circoscrizionali e via enumerando; e poi tutte le burocrazie dei vari Palazzi, le segreterie, le auto blu; e poi i consulenti, e poi i protetti sistemati nelle aziende controllate dallo Stato o delle Regioni o delle Provincie, o dai grandi Comuni, spesso con trattamenti più che lauti. Si tratta di una torta decisamente troppo grande, che assorbe una buona fetta della ricchezza nazionale, in un Paese che non cresce, e in cui tante ( troppe ) pensioni non superano i 500 euro. Stupisce, ha detto la presidente della Confindustria, Emma Marcegaglia, che la classe politica non abbia nemmeno iniziato a ridurre la propria ricca torta, in una crisi come quella che stiamo attraversando. Si, stupisce. E più che mai stupite sono le falangi di elettori che non vanno più a votare, o che votano per liste di protesta, negatrici di tutto. Queste falangi di elettori ritengono infatti, a ragione o a torto, che la politica in Italia abbia costriuto un’anorme baraccone, all’insegna del privilegio e dell’iniquità sociale.

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