Pompe funebri

Mi è capitato di partecipare a un funerale, uno dei tanti che possono succedere in questo paese, e vedere le cose da vicino, quasi dall’interno, visto che conoscevo le persone coivolte, è stato un’avvenimento nuovo per me, li ho sempre visti da lontano e con molto distacco, delle volte i funerali mi fanno ridere, non perché sono contento che qualcuno sia morto, almeno che non mi abbia fatto del male, ma perché spesso hanno intrapreso la strada per una vita migliore, senza sofferenze, almeno è questo che si pensa; ovviamente nella casa del defunto regnava un certo silenzio e una compassata fatalità, quella di aver perso un prorio caro, ma poi specialmente gli uomini affrontano la situazione e accennano un sorriso, infondo quasi d’imbarazzo, ma ormai gli avvenimenti sono inevitabili, gli operatori funebri svolgono il loro lavoro con riservatezza e senza aprire bocca, tutti sapevano già cosa c’èra da fare, ripongono il defunto nella bara, mentre i parenti più stretti restano a guardare, sopra ripongono una lastra di zinco, che verrà immediatamente saldata con una fiamma e una barretta, poi un coperchio di legno fissato con qualche vite, il grosso è fatto, riposta la bara su un carrello, legara con delle fasce viene sollevata quasi verticalmente, e fatta uscire dalla casa, per le scale un sistema di tre ruote, permette di scendere le scale, ingegnoso direi, poi la funzione in chiesa e la sepoltura, due chiacchiere con gli amici, il compassato sorriso imbarazzato del momento e poi a casa.
Di solito quando viene a mancare una persona cara non si accusa il colpo subito, quasi si stenta a rendersi conto che sia successo, che quella persona sia ancora con noi, non ci rendiamo ancora conto che non c’è più, ma poi con il passare dei giorni, cominciamo a sentirne la mancanza, cominciamo a capire veramente quanto ci manca, quanto siamo soli e che ora non c’è più, non è più con noi, ci manca qualche cosa, la casa si svuota, e magari aspettiamo che torni, ma non tornerà più, e cosi magari ricominciamo a pensare alle cose che erano successe quando era con noi, cominciamo a vedere le cose in un’altra prospettiva, cominciamo a valutare le cose in modo diverso, il caro estinto ci manca e magari ci balena nella mente che un giorno potremo essere noi al suo posto, che quel giorno si avvicina sempre di più, quando arrivano le vere difficoltà vorremo che quel giorno ci arrivi presto, ma poi non è cosi, non siamo noi che decidiamo il giorno e il momento di fare le valige, e cosi pensiamo e ripansiamo a quando il defunto era con noi, a quanto era pesante, e quanto rompeva, ma ora quella pesantezza ci sembra leggera e magari oggi ci rompesse come prima, ora avremo interpretato quelle cose come dolci e affettuose, per il nostro bene, avremo amato ogni suo rimprovero e avremo apprezzato ogni sua puntualizzazione.
Questo sentimento di mancanza può capitare anche se la persona che vogliamo bene, parte per un lungo viaggio, che non sia la morte, ma basta che gli volete molto bene veramente, a me mi capita di avere le stesse sensazioni e pensieri se nella sera dedicata, uno dei soliti carissimi amici non si presenta, sento una forte sensazione come se mi mancasse qualche cosa, e chiedo subito dove sia e perché.

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