Houston, abbiamo un problema

Drin…..drin…..drin….
Sono le due del pomeriggio e Ercole, anche se sapeva di disturbare, drin…..drin….drin.
“Pronto”, Virgilio risponde, “Houston, abbiamo un problema!”, a questa frase Virgilio aveva capito subito che le cose erano serie, “Dimmi cosa c’è?”, “Non ho voglia di parlarne al telefono, meglio di persona”, “Va bene, questa sera passo di sicuro da te, scusa ma devo lavorare”, “Va bene”, quella era la loro parola d’ordine.
Leggermente sollevato Ercole si sdraia, ma il pomeriggio era noioso e in più aveva voglia di camminare, quando era a casa non andava molto in giro, ma li in ospedale sentiva una forte voglia di camminare, anche se solo nel reparto, o meglio aveva bisogno si stanscarsi, stancarsi le ganbe e reagire alla forte spossatezza che la sua malattia gli stava dando.
Camminando lungo il corridoio incontra una signora, al momento lui va avanti, ma lei lo osserva e vede che era molto preoccupato, cosi con un leggero movimento del corpo tituba ne seguirlo, poi quando ormai era di spalle, decide, con passo discreto lo segue, fino in fondo al corridoio, poi appena Ercole si gira per tornare indietro, la signora attacca bottone, la frase che aveva usato era banale, ma colpisce Ercole che anche se era molto timido, sosteneva la conversazione, “Cosa c’è ragazzo?, ti vedo preoccupato, ancora non stai bene?”, “Si, tutto bene”, Ercole anche se le cose gli andavano male, diceva sempre che tutto andava bene, “Fatti guardare bene”, la signora lo guarda con più attenzione, “Coraggio, vedrai che tutto si sistemerà”, “Ma, non saprei”, “Non ti preoccupare c’è gente che stà peggio di noi”, poi la signora con leggerezza e quasi affettuosamente gli appoggia la mano sulla spalla, poi con voce rassegnata gli racconta cosa gli stava succedendo e cosa aveva nel cuore, “Sai che anche io sono preoccupata, ma non per me, ma per i miei figli, da quando ho scoperto di avere un brutto male all’utero, la mia vita è cambiata, tutto ha cambiato luce, tutta la mia vita ha preso una svolta e avuto un senso, non mi riferisco alla malattia, quella è terribile, delle volte i dolori sono insopportabili e lancinanti, le cure pesanti e la chemio terapia sconvolgente, non ti dico quando mi danno l’anti vomito, ma tutto questo è niente se penso che le cose andranno per il peggio, tornerò da mio marito, ma lascerò le mie figlie, tutto quello che ho, due bellissime ragazze, anche se so che loro sanno cosa fare per cavarsela, gli mancherò molto, pazienza, l’unica cosa che mi conforta è il fatto che tutto sommato ho avuto una vita bella e serena, ho avuto le mie soddisfazioni, le mie ragazze, mi sono divertita, quando c’era da farlo, altre volte ho dovuto combattere, ma tutto è stato piacevole e rifarei tutto immediatamente, ormai questo brutto male mi stà mangiando e dobbiamo vedere chi vince, loro cercano di fare quello che possono ma poi io mi scontro con il mio male e sono sola, io contro di lui, domani andrò nel mio reparto e ricominceremo la battaglia”, “Perché questo non è il suo?”, “No, mi hanno portato qui perché su non c’era posto, ma appena libero, lo devo occupare per cominciare la terapia, domani mattina dovrei andare su”, Ercole ascoltava e faceva fatica a sostenere la conversazione, non sapendo cosa dirgli, “Io sono qui e ancora non è chiaro cosa ho, ma continuano a dire diabete, cosa che ancora non conosco, forse si sono sbagliati, non saprei, l’unica cosa che so, è che qui è molto noioso, quello è certo”, “Senti, ho io qualche cosa per te, vieni con me in camera”, cosi la segue in camera, e nota che sul suo comodino c’era una pigna di libri, lei ne prende uno, “Tieni leggi questo libro, mi è piacitio molto, non ti lascio – Il Dio delle piccole cose – perché lo stò leggendo e poi è noioso, tieni questo”, la signora gli porge una copia del libro – Il paradiso degli orchi – , “Leggilo, appena avrai finito, portamelo su, mi troverai”, Ercole con il libro in mano, ringrazia e gli promette che glielo porterà presto, dopo aver salutato, torna nella sua camera, stanco si sdraia ancora a letto.

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