Sconvolgimenti

Oggi, come mi succede ogni tanto, mi capita di fare un giro nel mio ospedale, anche se questa volta non era per me.
Arrivati, percorrendo la solita strada, in una giornata assolata e calda, parcheggiamo la macchina, e ci incamminiamo per ritirare dei referti, ma questa volta, come non avevo mai visto da dodici anni a questa parte, lungo la strada interna all’ospedale, ci sono dei grossi cartelloni e molte bandiere sindacali, sembrava quasi una festa, ma una festa non era, aveva quel non so che di tragico; cosi entrati nell’ufficio ritiro referti, chiedo cosa stava succedendo, le risposte sono state molto vaghe, del tipo: “Ci stanno tagliando i viveri”, o “Non ci sono più soldi”, la cosa un po’ mi lasciava perplesso, sapendo che il Lombardia, la sanità è in attivo, anche se la cinghia si stà stringento per tutti, ma tutti, e lo vedo tutti i giorni, facendomi presagire che le cose saranno sempre peggio, ma non ero li per quello, cosi torniamo sulla via, per il mio reparto, e questa volta riesco a leggere i cartelloni, “Grazie!, Direttore, grazie per aver tagliato il cinquanta per cento del personale!”, leggendo queste frasi rimango interdetto, immaginando il futuro, un futuro con poca sanità, dove per essere curati bisogna accendere un cero o se hai i soldi, da privato, la crisi, la crisi, e se fosse in fondo solo una scusa?, un disastro e un’opportunità?, come avrei potuto cercare le cure se ne avrei avuto bisogno?, quale strategia avrei dovuto adottere, per farmi sentire?, tutto questo mi correva in testa, ma oggi non ero li per me, e quindi il problema era minore, arrivati allo sportello dei pagamenti, non vedo “L’uomo strappa numerini”, e mi domandavo se lo avessero già segato, ma alla fine lo vedo arrivare con il caffè in mano, provabilmente lo segheranno con calma, dopo aver pagato saliamo al reparto.
Come al solito la sala d’attesa era piena, i medici erano cambiati quasi tutti, tutte persone che non conoscevo, e di certo dalla loro espressione non mi ispiravano fiducia, sicuramente medici alle prime armi, mentre il mio medico è il responsabile di quel tipo di patologie, mica noccioline, ma comunque lui non lo vedo, incontriamo una dottoressa che conosco non in modo diretto, che subito ci chiama, cosi gli chiedo tra le altre cose cosa stava succedendo, “Per noi niente, siamo qui”, anche se ho fatto finta di essere confortato di questo, in fondo la cosa mi lasciava perplesso, con tutto il lavoro che hanno da fare, rischiano di dover fare molto e male, cercando di liquidare velocemente le persone, oppure gestire i pazienti cronici, in modo meno presente.
Finita la visita incontriamo una signora di circa settant’anni, che interagiva in modo animato con una segretaria, perché voleva vedere il medico senza impegnativa, essendo piombata in reparto, cosi la segretaria va ad informarsi, nel frattempo, presa dalla paura e dallo sconforto si confida con noi, a questa signora gli è stato trovato un brutto tumore al retto, e siccome il suo medico che lavorava li è andato a Bergamo, medico che conoscevo e sapevo del suo trasferimento, ovviamente non c’era, la signora, piangeva e si confidava, era molto provata e spaventata, noi non sapevamo come gestire una situazione del genere, cosi ci limitiamo ad ascoltare, anche se sapevo benissimo che andrà dal chirurgo e se gli va bene, gli faranno solo la resezione del colon, nella peggiore delle ipotesi gli metteranno la stomia definitiva, ma non gli ho detto niente, sarebbe stato peggio, e lei non aveva bisogno di questo, evitandogli un crollo completo, cosi ho lasciato la patata bollente al medico, tornata la segretaria, la invita ad andare via perché il medico non sa più dove sbattere il muso da quanto lavoro ha da fare, ma la signora gli grida che ha un tumore e si mette di nuovo a piangere, fino a quando, il medico finalmente capisce che al cosa è grave e gli promette che troverà un minuto per lei, visto che la signora aveva “ottenuto”, la sua visita prendiamo la via del ritorno.

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