Il cacciatore di aquiloni

Quando un bambino Afgano compie cinque anni, festeggia l’aver superato la data di scadenza che la contabilità della sofferenza gli ha etichettato addosso alla nascita (è il peggior paese al mondo per sperare di aver raggiunto quell’età). Per una bambina è ancora peggio, molto provabilmente non riceveranno mai un’istruzione e molto giovani, vengono fatte sposare con uomini molto più vecchi di loro, che non hanno mai conosciuto, ma che solo i loro genitori conoscono, per tentare di fuggire devono vestirsi da maschio, e se vengono scoperte, vengono frustate in pubblico, bambine di 13, 14 anni, l’anno scorso sono morti 1050 bambini, i motivi sono svariati, possono morire per i bombardamenti, delle mine, attentati, o malattie, diarrea, polmonite, malnutrizione. È la pace distratta dalla guerra. Quando le loro madri vengono imprigionate, senza motivo, vengono messi in prigione anche i figli e scontano la loro stessa pena, senza il minimo necessario alla sussistenza.
Omicidi, stupri, bambini arruolati nell’ esercito dei talebani o mandati al supplizio come Kamikaze, i bambini finiscono ai lavori forzati, dalla povertà e dalla disperazione.
Altri tratti della dura vita di quei bambini, la potete trovare nel romanzo “Il cacciatore di aquiloni”, che ha anche ispirato il film omonimo.

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