Ancora qui?

Quella mattina Ercole si sveglia lentamente, ancora gli occhi non li riusciva ad aprirli, visto che si era addormentato molto tardi, ma quello che gli dava veramente fastidio era un forte odore che si era venuto a creare, un odore denso, sgradevole e dolciastro, quasi lo riconosceva nel modo classico, ma stranamente era diverso, ancora non capiva, cosi tenta di aprire gli occhi, e vede, in modo annebbiato, degli infermieri e infermiere che cambiano il pannolino a un pensionato, Ercole si girò dall’altra parte e cercò di riprendere sonno, anche se anche lui avrebbe dovuto andare il bagno, ma poteva resistere, si riaddormentò.
Al risveglio di Erccole, quel odore era sparito, ma un poco lo sentiva addosso, ma anche lui era un po’ di tempo che non si lavava e anche li era una bella lotta.
Arrivò la colazione, dopo che le inservienti ebbero cambiato tutte le lenzuola e aver pulito mobili e pavimenti, lui prese una tazza di latte e un panino dentro un sacchettino di celofan, il colore del latte gli faceva venire in mente quello del militare, quando dicevano che ci mettevano il bromuro, per tenere calmi i soldati, ma non era in ospedale che avrebbero dovuto usarlo, lo zucchero lo aveva lui, visto che non lo fornivano, cosi mangiò quella specie di latte e si lavò, sicuramente qualche cosa doveva mangiare.
Si mise a letto, cercava di leggere qualche cosa, ma la sua testa correva ovunque, la sua testa era in pallone, provabilmente era dovuta alla sua pressione bassa che gli dava quella sensazione, cosi lasciò anche il libro e si mise a pensare, la cosa che gli riusciva meglio, i pensieri gli correvano che era un piacere, cosa avrebbe potuto leggere, cosa avrebbe potuto fare, cosa avrebbe fatto, cosa avrebbe voluto sapere o chiedere, il passato gli feniva a galla da solo, il futuro lo affascinava con le sue aspettative, aspettative che gli faceva montare la testa, più pensava e più sentiva nel petto una forza, una pressione incredibile, ma che si concludeva solo in quella sensazione, fino a quando tutta quella energia bloccava le sue energie, creando un gioco vorticoso che lo riportava nel punto di partenza, si sentiva senza rendersene conto, come un cane che cerca di mordersi la coda, gira e rigira, ma non conclude mai niente.
A forza di pensare il tempo passa, fino a quando le porte della sua stanza si aprono e entra il carrello delle cartelle cliniche, una infermiera la spinge, due passi dietro il primario, poi altre due infermiere, il primario si mette davanti questo carrello e comincia a fare le visite, tira fuori una cartella e la guarda, osserva qualche foglio, scrive qualche cosa, poi la chiude, ne prende un’altra, stessa cosa, si avvicine al paziente, lo guarda e ritorna al suo tavolo, poi gli dice che domani l’avrebbe mandato a casa, poi prese la cartella di Ercole, la guardò, guardò lui, poi la capo sala, riguardò lui, “Ancora qui?”, Ercole non aprì bocca, il medico si rivolse alla capo sala, “Ancora qui?”, e anche lei non aprì bocca, guardò ancora qualche carta, poi, “A questo signore gli facciamo gli ultimi accertamenti e lo mandiamo a casa, ormai ci siamo quasi”, uscirono tutti e la capo sala rivolgendosi a Ercole, “Non si preoccupi, faremo tutto il necessario”, e chiusero la porta.
Dopo un’ora arrivò un’altra infermiera che non aveva mai visto, gli fece un prelievo del sangue, e andò via, dopo un’altra ora tornò e sul suo mobiletto gli mise una macchinetta e delle strisce, Ercole la guardò e la lascio li, senza chiedersi minimamente cosa e perché; l’infermiera tornò e gli diede un paio di fogli fotocopiati, dicendogli di leggerli, e Ercole lo lesse, per curiosità, ma anche perché voleva capire, capire cose che nessuno gli stava o voleva dire.
La lettura cominciò………

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