Una premessa decisiva

La fede.
Perché vi ho detto questa cosa? Perché tutto quello su cui approfondiremo lo sguardo e approfondiremo l’affezione, tutto quello su cui noi costruiremo è definito dalla parola fede, è il campo della fede, è la realtà guardata e tentativamente vissuta nella fede.
Quello di cui io vi parlerò riguarda la fede. Ma la fede nostra, la fede su cui si svilupperà tutto il nostro lavoro ha lo stesso sistema di quello che detto: conoscenza di una realtà per mediazione. Una realtà che non vedi e che conosci attraverso la mediazione. Però non è solo per questo campo che la parola fede si applica e si usa: la parola fede indicando un metodo che la ragione vive e attua, per natura, in tutta la sua vita.
Noi dovremmo usare e sviluppare questa parola fede a un livello particolare, il livello più importante di tutti i livelli importanti della vita, il livello più grande della vita: quello che riguarda il destino.
Se io vi imbrogliassi sarebbe un imbroglio che lancerei contro il vostro destino; se io parlo per aiutarvi, è per aiutarvi al vostro destino. Quello che ci interessa nel dialogo tra noi è il destino tuo e mio e suo e dell’altro e dell’altro. Il destino, chi lo vede? Chi l’ha visto? Chi ha preso l’ombrello perché pioveva e, andando sul marciapiedi col soprabito nuovo, bianco, di quelli lisci, incontra a un certo punto, dopo 34 passi, il destino? Non lo può trovare! Il destino non lo puoi vedere.
Il destino per sua natura è Mistero.

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