Persone vendicative e non vendicative

Tutti gli uomini hanno pensieri di vendetta. Ma alcuni sono particolarmente vendicativi. E fra i vendicativi quelli più da tremere sono i potenti. Perché sono orgogliosi, perché non sono abituati a essere contrariati, e quindi, se sono costretti a cedere, se vengono umiliati, possono compiere sui deboli le vendette più crudeli.
Per questo molto spesso i dipendenti, anche se gravemente offesi, anche se sanno di essere dalla parte della ragione taciono, chinano la testa, perché temono che il capo non dimentichi e, un giorno o l’altro, anche dopo molto tempo, si vendichi. Noi non temiamo la vendetta dei deboli perché ci possono fare poco male; non temiamo la vendetta di coloro che dipendono da noi, perché possiamo rabbonirli. I deboli perdonano sempre i potenti, basta che una volta siano gentili, basta che una volta li trattino bene o facciano loro un favore. Ma i potenti che hanno un animo vendicativo non perdonano mai i deboli.
Per questo è molto pericoloso, molto sgradevole e carico di conseguenze negative che il potere finisca nelle mani di una persona vendicativa. Perché in poco tempo crea un clima di terrore. Ho in mente una istituzione in cui, al comando, erano finite due persone con mentalità vendicativa e di cui uno si faceva addirittura vanto: “Io sono spietato nelle mie vendette” diceva. E i suoi dipendenti avevano imparato a loro spese che manteneva la parola. L’altro, invece, aveva un ferreo autocontrollo: anche quando era offeso, provocato a sangue, non muoveva un muscolo del viso e rispondeva sorridendo. Però, dentro di sé, giurava di vendicarsi. Tutta l’aggressività che non manifestava sul momento, la conservava intatta come in un accumulatore. E preparava pazientemente, spietatamente il momento in cui avrebbe potuto colpire e ferire mortalmente il nemico. Sempre freddo, sempre sorridente, sempre calcolatore. Va da sé che in pochissimo tempo questi due figuri avevano trasformato l’istituzione in un luogo di delazione, di menzogna e di terrore.
È perciò molto meglio che al comando vi sia una percona collerica, che reagisce aggressivamente quando è offesa, e che sul momento pensa di farla duramente pagare a chi lo ha contrariato ma poi, col passare del tempo, quando sbollisce l’ira, dimentica. E l’ideale, ovviamente, è rappresentato da quelle persone eccezionali che sono incapaci di portare rancore, di odiare veramente qualcuno. Persone che hanno un animo generoso, che non vogliono tenere occupata la loro mente con sentimenti malvagi. E che perciò sanno apprezzare ed elogiare chi merita e punire o allontanare i colpevoli.

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