Susanna Maiolo

Quando in televisione abbiamo visto le immagini della ragazza con la giacca rossa che saltava in un balzo le transenne di San Pietro e si precipitava sul Papa prascinandolo in terra, il pensiero è immediatamente corso all’altro gesto di aggressiaone, quello davvero violentissimo, quasi mortale, che subì Giovanni Paolo II per mano di Ali Agca. A questo pensiero se ne è aggiunto un altro, legato, se è possibile dirlo, alla ieraticità, in quel momento, della figura papale: Benedetto XVI nei suoi paramenti splendidi, circondato dai suoi dignitari.
Ebbene, questa figura ieratica, nel suo precipitare in terra al minimo tocco dell’offesa, ha mostrato di colpo quanto fosse non-lontana, quanto fosse raggiungibile, quanto fosse fragile.
Il Papa ha mostrato, ancora una volta di più se qualcuno avesse potuto dimenticarlo, di essere uomo. È fragile, attaccabile dalla follia in cui si veste talvolta il male, o dagli eventi del destino, come ogni altro essere umano. Questa volta, la follia e il destino erano personificati in un’altra fragilità. Chi è, infatti, cosa sappiamo d’altro della ragazza con la giacca rossa, Susanna Maiolo, se non che ha venticinque anni, la cittadinanza italiana oltre che quella svizzera, è stata ricoverata in una struttura psichiatrica, e già un anno fa tentò di avvicinare il Papa? E il suo gesto, violento e insieme assurdo e certamente non offensivo come quello del killer turco, a quale logica appartiene? Da quale abisso della fragilità e della sofferenza affiora la figura di quella ragazza? Sarebbe davvero bellissimo, sarebbe un gesto di umanità profonda, e universale, se Benedetto XVI incontrasse Susanna Maiolo: se il Papa uomo e fragile mettesse la sua comprensione e il suo amore a confronto con la fragilità incosciente della sua assalitrice. Se cercasse di capire le origini oscure di quell’azione ingiustificabile.
Di nuovo, ricordiamo tutti l’immagine di Giovanni Paolo II col capo chino davanti ad Ali Agca in carcere. Tutti, quella volta, pensammo che il Papa, oltre a perdonare, forse ascoltava delle rivelazioni, dei segreti. Non sarebbe il caso di questo incontro. È provabile, infatti, che Susanna Maiolo abbia solo il segreto della propria insania, della propria debolezza umana. Ed ecco perché il gresto di Benedetto XVI avrebbe un valore universale. Perché non ci ricorderebbe solo il Discorso della Montagna (Matteo 5,49), nel quale sta scritto: “Amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori. Infatti se amate quelli che vi amano che merito ne avrete?”. No, il gesto del Papa, alla fine di un decennio in cui abbiamo visto l’odio per l’altro esplodere nei modi più tragici e sanguinosi, avrebbe il significato di porsi come un invito universale alla comprensione di tutte le incomprensioni che dilaniano la nostra epoca; incontro anche a chi cerca di ucciderci. Andargli incontro per ascoltare, per capire è per mettere a disposizione la propria umanità.
Questo è l’amore, del resto: vedere l’altro ascoltare l’altro. Il non vedere, il non ascoltare è il contrario dell’amore. E cioè, la morte. Il mondo ha bisogno di questo ascolto dell’altro. Ne ha bisogno come non mai. E la Chiesa parla al mondo.

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