Verso una disciplina mista sul celibato

Lo tsunami pedofilia è uno dei fattori che provabilmente porteranno la Chiesa Cattolica latina a rivedere la legge del celibato ecclesiastico: si può immaginare il passaggio graduale a una disciplina mista, con un clero celibatario e uno sposato, quale vige da sempre nella Chiesa Orientale comprese quelle cattoliche e quale è stata prevista da papa Benedetto XVI, la decisione è dello scorso autunno, per gli “ordinatari” in cui confluiranno gli anglicani che stanno trattando il loro passaggio alla Chiesa di Roma.
Lo scandalo dei preti pedofili non è tra i fattori più importanti che potrebbero determinare questo passaggio. Vengono prima la diminuzione numerica del clero che non pare destinata ad attenuarsi, il fenomeno del concubinato, e perfino del concubinato poligamico, in buona parte del clero africano e la sempre più frequente convivenza sullo stesso territorio di comunità cattoliche che conoscono il solo clero celibe con quelle orientali e con quelle “già anglicane” che dispongono della disciplina mista.
Nessuno si illude, nella Chiesa Cattolica, che lo scandalo pedofilia riduca il fragore con cui domina ormai da sette anni l’informazione religiosa del Nord del mondo. Quel fragore è anzi destinato a crescere con l’estendersi dell’esperienza delle denuncie, da parte di chi ne fu vittima, dall’America all’Europa e domani, si può prevedere, dall’Europa del Nord e centrale a quella latina.
La politica della trasparenza adottata dalle Chiese locali su sollecitazione di papa Benedetto potrà mettere in chiaro che non vigono più le regole di riservatezza che in passato e anche di recente hanno dato luogo a proteste e di organi inquirenti costituiti dalle autorità civili per la “non collaborazione” degli ambienti ecclesiastici. Ora collaborano e non è vero, come si viene ripetendo nonostante ogni smentita ufficiale e ufficiosa, che il documento del 2001 che ha la firma del cardinale Ratzinger e si intitola “De delictis gravioribus” sia responsabile della copertura che si intende denunciare: esso è stato anzi una pietra miliare nell’adozione della politica della trasparenza.
Di quella politica si videro i primi segni in occasione del viaggio negli Usa di Benedetto XVI nella primavera del 2008 e poi in quello a Sidney del luglio dello stesso anno. A Washington e a Sydney il papa incontrò le vittime degli abusi e affermò, soprattutto a Sydney, che i colpevoli andavano processati e che la Chiesa avrebbe collaborato con i tribunali civili. Il caso tedesco sta portando a pienezza l’atteggiamento della collaborazione. Si vedrà la bontà del rimedio ma resterà il danno d’immagine dello scandalo. Ne varrà granchè la giustissima rilevazione che la pedofilia è di tutti ma l’accusa viene rivolta solo alla Chiesa Cattolica. C’è intanto la rilevanza iparagonabile dell’istituzione cattolica: anche quando tutte le Chiese cristiane si oppongono, poniamo, alla guerra all’Iraq, i titoli vengono dedicati, quasi esclusivamente, all’opposizione svolta dal Papa. Lo stesso avviene con gli scandali. In più vi è il pregiudizio anticattolico di ambienti nazionali a confessione mistica, come sono gli Usa, la Gran Bretagna, l’Austria, la Germania, l’Olanda per citare i paesi dove la mira sulla Chiesa cattolica è stata più decisa.
Gli ambienti ecclesiastici sostengono che il celibato non c’entra con la pedofilia e hanno ragione di respingere l’ipotesi di un’influenza diretta, ma non si può ragionevolmente negare un’influenza indiretta sui criteri di selezione dei futuri sacerdoti: l’impossibilità di ordinare uomini sposati induce i vescovi a largheggiare nell’ammettere all’ordinazione candidati di dubbia maturità affettiva, che verrebbero respinti se ci fossero alternative per fornire sacerdoti alle parrocchie. Né va trascurato l’influsso che la lunga convivenza, negli anni della formazione, con soli coetanei maschi può esercitare su soggetti di incerto equilibrio psicologico che la penuria di candidati induce a tollerare.
http://www.luigiaccattoli.it

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