Se il mondo è tutta un’illusione

Un uomo che si rade o una donna che si trucca, davanti al loro specchio. Vedendo la loro immagine riflessa, potranno percepirsi in modo euforico o critico, piacersi o detestarsi, secondo l’umore, ma non dubiteranno (a meno di qualche scompenso metafisico o psicopatologico) della loro identidà. E quando usciranno dal bagno, quel senso di adesione a se stessi, quel sottofondo elusivo ma inconfutabile cui diamo il nome di coscienza, non li abbandonerà mai, nemmeno nella sospensione e nelle intermittenze del sonno. Eppure, come dimostra Edoardo Boncinelli nel suo nuovo libro, “Mi ritorno in mente”, quella percezione di coesione e durata è un “inganno” necessario escogitato dal nostro adattamento all’ambiente: perché là sotto, nei substrati neurofisiologici e neurobiologici, il quadro è molto più frammentato e molto meno rassicurante.

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