Capi parziali e imparziali

Ci sono individui che tendono spontaneamente ad essere giusti, equanimi, imparziali. Se li mettete a dirigere una impresa, una scuola, un ente, distribuiscono le risorse con equilibrio, in modo che non ci sia mai uno che risulti troppo avvantaggiato mentre ad altri manca l’essenziale. Si sforzano di creare armonia fra le persone e rafforzano l’istituzione. All’opposto, vi sono individui che pensano solo a se stessi, ai propri fini, ai propri interessi ignorando qualunque principio di equità e di giustizia. Se li ponete a dirigere una istituzione, la usano per i propri fini personali e mettono al posto di comando solo amici e complici per non avere né controlli, né critiche, né oppositori. In poco tempo questo comportamento danneggia l’istituzione. Pensiamo agli effetti catastrofici che ha avuto sulla chiesa di Roma il nepotismo dei papi.
I capi con mentalità imparziale sanno apprezzare le qualità, i meriti, le capacità di coloro che li circondano. Tengono conto del credito che le persone si sono acquistate nella vita sociale. In tutti gli ambienti, al di là delle rivalità, la gente sa chi è più bravo e chi è meno bravo, chi si spende e chi è sfaticato. In sostanza chi merita e chi non merita affatto. Le persone che non sono imparziali, ignorano volutamente queste valutazioni collettive, le sfidano apertamente, o fingono di rispettarle, ma poi fanno il contrario. Quindi appaiono subito prepotenti o ipocrite, squilibrate e insincere.
Non è facile essere onestamente obbiettivi. Dobbiamo saper vedere all’interno delle persone e capire l’effetto delle loro azioni a lungo termine. Dobbiamo controllare le nostre idiosincrasie, i nostri impulsi aggressivi.
Alla radice di questi due tipi umani, c’è una profonda differenza di moralità. I capi imparziali seguono la morale occidentale che chiede di trattare gli altri come te stesso, e di applicare a tutti gli stessi principi.
Gli altri, quelli che giudicano solo in base all’utile, all’interesse, alla convenienza personale, ne sono al di fuori e non hanno freni. Perciò sono disposti a raggiungere i loro scopi con il terrore, l’intimidazione, oppure, nelle nostre società democratiche, erogando denaro e privilegi, cioè corrompendo.
Riflettiamo un attimo su cosa vuol dire corrompere. Corrompere significa premiare coloro che calpestano i propri principi morali e diventano amorali come il corruttore. Significa premiare chi tradisce se stesso, i suoi valori, inquina la propria anima. La corruzione perciò ha un effetto devastante tanto sull’individuo quanto sulla istituzione. Un partito, un’impresa, una società dove chi è al vertice usa o consente che venga usata la corruzione, è destinata alla rovina.
Mi domandate se è possibile riconoscere chi appartiene ad un tipo o ad un altro. Bisogna osservare i comportamenti all’inizio, prendendo sul serio ciò che dice, anche le frasi occasionali, le battute.
Un’altra avvertenza per distinguere un tipo dall’altro. La persona obbiettiva, di solito, non esita a riconoscere in pubblico i meriti degli altri, non esita a fare elogi. Chi non è obbiettivo invece non dice nulla o, se fa un elogio, è in privato, solo per ingraziarsi l’altro, per tenerselo buono. Inoltre la persona obbiettiva dice abitualmente la verità, è spontaneamente sincero, mentre la persona non obbiettiva è quasi sempre insincera. Per non essere obbiettivi, infatti, bisogna in qualche modo mentire a noi stessi, e chi è abituato alla menzogna mente sempre.

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