La consapevolezza non è sforzo

Se compare la stanchezza vuol dire che si è sforzati, ci si è fatta violenza.
La consapevolezza è piuttosto recettività, apertura. Disponibilità. Ci si apre totalmente a quello che avviene, dentro e fuori di noi: qualunque cosa emerga o compaia al nostro sguardo è la benvenuta. Si presta attenzione a qualunque cosa accada nel corpo e nella mente senza fare commenti, applicare nozioni, dare interpretazioni o spiegazioni.
Quindi, la consapevolezza è la piena presenza a quanto avviene dentro o fuori di noi ed a tutto quello che facciamo, senza l’intervento del pensiero.
È lo strumento, e spesso la metà, di molte scuole di autoregolamentazione psicofisica o spirituale, le cui terapie centrate sul corpo sono: l’eutonia, la “ginnastica dolce”, il “metodo Feldenkrais” e simili che sviluppano la consapevolezza.
Nelle scuole esoteriche tibetane si racconta che l’uomo è simile ad una carrozza, i suoi passeggeri sono i desideri, i cavalli sono i muscoli, mentre la carrozza stessa è lo scheletro.
La consapevolezza è il cocchiere. Finchè egli rimane addormentato, la carrozza sarà trascinata in ogni direzione, senza scopo. Ogni passeggero persegue una destinazione diversa e i cavalli se ne vanno per vie diverse.
Ma quando il cocchiere è sveglio e tiene le redini i cavalli tireranno la carrozza e porteranno ciascun passeggero alla destinazione voluta.
Quando la consapevolezza riesce ad essere in accordo con il sentimento, i sensi, il movimento e il pensiero, la carrozza si affretterà sulla strada giusta.
Allora l’uomo può scoprire, creare, rinnovare. E “conoscere”. Egli finalmente capirà che il suo piccolo mondo e il grande mondo circostante sono un tutt’uno e che in questa unità egli non è più solo.
La consapevolezza ti permette di “vedere” in modo immediato, trasparente e nello stesso tempo profondo, oltre le apparenze o le tue interpretazioni soggettive.
Tutto è o può diventare oggetto di consapevolezza. Ogni attività, sensazione, movimento, lavoro, sogno, fantasia, pensiero, parola può diventare il fuoco della presenza.
L’uomo, “noi”, dovrebbe diventare sempre più attento, consapevole e presente a tutti questi settori, ricordando che ogni piccolo miglioramento in una di queste aree o funzioni implica automaticamente un miglioramento in tutte le altre.
Si tratta solo di “essere presenti”, a quanto avviene dentro e fuori di noi ed a quanto stiano facendo, momento per momento.
Stai scopando la stanza? Sii presente a quello che fai. Stai lavando i panni? Sii presente. Stai parlando o ascoltando un amico o il capo? Sii presente. Sii presente in tutti i gesti quotidiani. Sii totale in ogni momento.

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