Conoscenza diretta e conoscenza indiretta

La fede:”Conoscenza diretta e conoscenza indiretta”.
Come si fa a capire che una cosa corrisponde alle esigenze del tuo cuore? Come fai a capirlo? Paragonandola: tu paragoni la cosa col tuo cuore. Come fai a compiere questo paragone? Che tipo di azione è? È un giudizio: uno riconosce che la cosa corrisponde al suo cuore, corrisponde a sé; lo riconosce, è un riconoscimento.
“Questo è un sasso”: è un riconoscimento che si chiama giudizio, avviene come giudizio, ha la forma del giudizio.
“Anna non c’è”, ma il Carlo mi viene a dire: “No, guarda, l’ho vista io là in fondo”, “Ah, ho capito, rispondo, allora la segno”: questa certezza nasce come quella di prima, nasce come un riconoscimento. Io riconosco che questa cosa mi va bene; è un riconoscimento.
Come si chiama quel processo per cui una sa che c’è una cosa perché glielo dice un altro?
Nadia e io siamo compagni di scuola. Poi finisce il liceo e io me ne vado per il mio destino e lei se ne va per il suo destino. Non ci vediamo più. Passano anni, anni, anni e una domenica sera all’aereoporto di Fiumicino io devo prendere l’aereo per andare a Buenos Aires, e vado sull’aereo che arriva da Beirut. Salgo sull’aereo e me la trovo vicino: “Nadia! Ma ciao, Nadia! Ma come fai ad essere qui? Ma guarda cosa deve capitare nella vita! E da dove arrivi?”. “Vengo da Beirut”. “Da Beirut? E che cosa fai?”. “Faccio l’assicuratrice”. “E adesso sei sola?”. “No, ho famiglia: ho sei figli”. “Però, fai tante cose, e come stanno i tuoi bambini?”, “Benissimo!”. “Vuoi una sigaretta?”, e a un certo punto lei dice: “Ti ricordi di Carlo?”. “Ah, il tipo più spassoso della nostra compagnia, quello che parlava di più, faceva gli scherzi ai professori, si, quel matto là chissà dov’è. Io sono vent’anni che non lo vedo più”. “Pensa, l’ultima volta che sono stato a San Paolo, l’aereo faceva scalo a San Paolo prima di andare a Buenos Aires, vado fuori dall’aereoporto per prendere il taxi: era li a prendere il taxi, anche lui, il Carlo!”, “Cosa è successo? Ha messo senno?”. “Ma ceto, ha fatto una grande azienda, ha messo senno e nessuno di noi l’avrebbe pensato, è diventato ricchissimo, traffica in tutto il mondo, anzi, dopo che ci siamo visti, ci vediamo più spesso perché ci diamo appuntamenti, colleghiamo i voli, prendo questo tipo di aereo invece dell’altro per poterlo vedere”. L’aereo si ferma a San Paolo, e io scendo a Buenos Aires. Scendo a Buenos Aires e chi vedo li ( questa non è stata un’improvvisata, è uno che ogni tanto mi capitava di vedere )? Un altro nostro compagno che si chiama Guido.
Guido, che commercia in tabbacco del Panamà, argentino e brasiliano, con tutta l’Europa. Anche lui se la cava bene, gli andava benone, era l’epoca in cui il tabacco andava moltissimo. Lo incontro e gli dico: “Ciao, Guido. Senti, ma tu il Carlo te lo ricordi?”. “Altro chè se me lo ricordo!”. “Pensa che ha fatto famiglia, ha fondato un’azienda grossissima, traffica in tutto il mondo…..è diventato un pezzo grosso! E poi sta benissimo, ha messo proprio la testa a posto”. “Sono contento”, dice Guido, “Io avrei giurato che quello avrebbe perso al testa del tutto, la testa matta che aveva. Sono contento. Ma come si fa a trovarlo?”. “Eh, lui va sempre a San Paolo. Ha lì il centro della sua attività in America del Sud, prova a cercare nella guida di San Paolo”.
Io parlo a Guido di Carlo, che è uno che non incontro da vent’anni, gli dico le cose che mi ha dette Nadia come se le avessi viste io, vi pare? Come se io avessi visto il Carlo, come se l’avessi seguito nel dettaglio della sua vita.
Cosa succede? Aiutiamoci con un disegno: A-)B-)C(-D,A collega C, A collega D; A sono io, B è Nadia; entrando in rapporto con Nadia che è lì seduta vicino all’aereo, io vengo a sapere di Carlo ( C ). Poi, incontrando Guido ( D ), gli dico le cose che Nadia mi ha detto come se le avessi viste io: Nadia la vedo io, la sento parlare io, la conosco bene io, so se fidarmi o no, mi fido, so che devo fidarmi: non mi parla a vanvera, mi dice tutti i particolari, poi è stata mia compagna…..ma Carlo non lo vedo più da vent’anni e io a Guido parlo di Carlo come se l’avessi visto ieri, come se l’avessi seguito io per vent’anni, mentre è Nadia che lo ha seguito per vent’anni. Mi capite? Questo è un rapporto razionale, ragionevole, indiretto.
C’è un nome particolare per indicare un fattore che porta alla conoscenza di qualcosa attraverso sé: non direttamente, ma attraverso sé. Come si chiama? Testimone, io vengo a sapere di Carlo attraverso una testimonianza; testimone o teste. Sono due modalità diverse: tra A e B il riconoscimento, essendo diretto, è come un’evidenza, è una evidenza ai miei occhi, alla mia coscienza; tra A e C la conoscenza di C poggia tutta su B.
Conoscenza diretta e conoscenza indiretta. La prima si chiama anche “esperienza diretta”, la seconda è una “esperienza indiretta”: si viene a conoscere la cosa attraverso un intermediario, che si chiama testimone o teste.

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