Cinque anni dalla morte

Ho appena sentito che oggi è il quinto anno dalla morte di Don Luigi Giussani, personaggio che non ho avuto di conoscere profondamente, ma non mi è stato mai estraneo, anche se in alcuni momenti della mia vita mi sono allontanato, ma questo conta poco, quello che per me conta è il ricordo, piccoli frammenti di ricordo, verso questa persona, gli incontri che facevo leggendo i suoi testi, che ultimamente ho ripreso, gli esercizi spirituali al quale ho partecipato, sul Garda, una volta e un’altra a Pesaro, se non ricordo male, le fatiche e le attese per partecipare alle conferenze, le persone che frequentavo, ricordi che avevo messo da parte da molto tempo e che da un po’ stò spolverando, anche se sotto una luce diversa, ma il vero incontro con il Luigi l’ho avuto a una giornata d’inizio d’anno, ad Assago, il palazzetto gramito di persone, le canzoni di Chieffo, Formigoni che si sedeva sul palco, altre persone importanti si sistemavano, sulle prime file, poi dopo le solite canzoni d’inizio, aprono la giornata con un filmato, in diretta di Giussani, a quei tempi era malato, e non si poteva presentare di persona, ma quel filmato o collegamento in diretta era sufficiente per essere presente, durante il suo discorso continuava a tossire, e facevo veramente fatica a capire cosa dicesse, sono convinto che anche gli altri non avevano capito molto, con tutta quella tosse, ma la cosa che dopo qualche anno mi era rimasta, oltre alla convinzione che avrebbe potuto anche evitare di fare quell’intervento, visto che non stava bene, cosa che al suo posto non avrei fatto, con il tempo mi sono sorte le possibili motivazioni di quel gesto, sicuramente lo ha fatto perché, per lui quella giornata era molto importante e non sarebbe mancato per alcun motivo, l’affetto per quelle persone era molto, l’attaccamento a quella comunità indivisibile, completamente affascinato dal loro destino, solo con queste motivazioni si può spiegare quel gesto, che può sembrare sconsiderato, visto le sue precarie condizioni di salute, ma non lo era per lui, non lo era per loro.
Ora, come ho detto, mi sto riavvicinando a questo avvenimento, con le dovute riserve e molta attenzione, cercando di capire veramente quali sono le motivazioni di fondo, mantenendo e rielaborando le mie convinzioni.

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