Crisi economica

Alla fine la crisi economica la ho sentita anche io, visto che sono per un certo periodo in cassa integrazione, ma questo, per il momento non mi preoccupa molto, sperando sia per poco, la cosa che mi preoccupa veramente è quello che ci stà attorno.
La cosa più tangibile che ho avuto modo di notare è stato il grande rallentamento delle attività della mia azienda, ma non solo questo, anche gli autoveicoli sulle tangenziali sono notevolmente diminuiti, segno che non c’è spostamento di materiali, tutto si rallenta.
Dalla televisione non si direbbe, secondo quello che dicono sembra ci sia la ripresa, di una bassissima percentuale, senza dire di quanto siamo sprofondati, e quanti anni prevedono per tornare ai livelli inizio-crisi, come se nascondere la verità delle cose possa in qualche maniera esorcizzare quello che stà succedendo, mantenere i consumi a livello di sempre, ma non è cosi, anche perché questa crisi ha una grande influenza dai consumi, la gente non compra, non si consuma e quindi non si produce, la gente non lavora e quindi non compra, come un cane che si morde la coda, ormai è questo il mistero di questa crisi, anche se i mutui americani hanno avuto un forte peso, in una cosa che era già in atto, e alla fine è scoppiata, a livello mondiale.
Secondo me l’unico giornale che suona i campanelli d’allarme sui fatti economici è il Sole24ore, che senza tante mezze parole dice tra un’articolo e l’altro cose preoccupanti, come il fatto che il settore metalmeccanico nel 2009 è crollato quasi del trenta per cento e il 2010 non promette niente di buono, sia come ripresa che come occupazione, che stà diventando il vero problema sociale, l’unica cosa che dicono è che c’è stata una ripresa dell’ uno per cento, ma siccome siamo scesi del trenta, per tornare ai livelli precrisi, ci vogliono tren’anni, forse non tutti questi, ma di sicuro prevedono che saremo a posto almeno fino al 2015.
Come in tutte le cose c’è la soluzione, la soluzione a questo problema, una soluzione coraggiosa, che non tutti vogliono fare, ma che alla lunga sarà secondo me, la carta vincente, l’unica soluzione per uscire dalla crisi è quella di investire nell’innovazione e nella ricerca, per rimettere in gioco tutto quello che c’è stato prima, ma pochi lo faranno, molti non faranno niente, lasciano che la propria azienda fallisce, spostandosi nei paesi emergenti, Cina e India.
Tutti guardano con apprensione quello che succede in America, ma prima che sentiremo i benefici di quel paese, ci vorrà molto tempo, e poi non dimentichiamo che loro hanno modi e condizioni sociali molto diversi, ma si sa qualsiasi cosa è buona per essere uno strumento nelle mani di qualcuno.

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