La pelle sottile, l’autorità degli adulti

Sembra che ogni nuova generazione di giovani sia sempre più sucettibile e sempre più pusillanime e ogni nuova generazione di genitori sempre più disposta a proteggerla e a incoraggiare questa pusillanimità, in un crescendo senza fine. Gli adulti, poi, si allarmano di fronte ai risultati, quando è ormai troppo tardi: si ritrovano in casa adolescenti tirannici che non tollerano il minimo contrattempo o frustrazione; che a volte usano le mani (soprattutto contro le madri, che sono le più deboli); che aggrediscono la polizia, danno fuoco alle auto e cercano di assaltare le questure (che spasso?) perché è stato impedito loro di porotrarre un rumoroso festino, fino alle tre del mattino; giovani che nel peggiore e nel più estremo dei casi, violentano in gruppo una ragazza della loro età o anche più giovane, come è avvenuto in un paio di occasioni in Andalusia qualche mese fa; e che naturalmente abbandonano prematuramente gli studi, quando non hanno ancora le competenze per svolgere qualsiasi lavoro. questi adolescenti pusillanimi e dispotici non vengono in genere da famiglie emarginate o povere (sebbene, come in ogni cosa, esistono delle eccezioni) ma dalle classi medie e benestanti. Sono quei giovani che si è potuto e voluto viziare, se non dal punto di vista affettivo, certamente da quello economico, queste classi più o meno agiate e insolenti, sono molto “sensibili”, a giudicare da quello che hanno chiesto e ottenuto. Hanno deciso che pubblicare i tabelloni con la lista dei risultati finali degli esami (esami pubblici, così si chiamano) è “troppo stressante”, poiché provoca loro “un’ansia eccessiva e non necessaria” e presuppone un’”umiliazione”, visto che permette ad altre persone di sapere se si è stati promossi o bocciati.
Il corpo docente protettore ha accolto la loro richiesta, così ora riceveranno i loro voti via email o potranno consultarli online 48 ore prima che vengano esposti. Non è difficile prevedere che alla prossima generazione questo sembrerà insufficiente, e si pretenderà che le liste non vengano nemmeno esposte. Gli adulti, andando avanti di questo passo, non oseranno contraddirli e cosi si perderà un’altra delle motivazioni degli studenti ad applicarsi, ossia: la vergogna di apparire davanti ai compagni come asini, dei pigri o degli incompetenti.
Mentre bambini e giovani diventano sempre più capricciosi, i governi intervengono per trasformare in delitto lo schiaffo che i genitori usavano dare ai propri rampolli quando bisognava insegnare che alcuni atti comportano conseguenze e castighi. Nella vita si è sempre fatta la distinzione senza difficoltà tra questo, cioè uno schiaffo occasionale, e una percossa in piena regola da parte di un adulto verso un bambino, qualcosa di condannabile e ripugnante per quasi chiunque tranne colui che infierisce.
Coloro che hanno proibito lo schiaffo non sempre si oppongono, tuttavia, a mandare in prigione minorenni, se questi commettono un delitto rilevante. È il regno della contraddizione: non si possono mettere le mani addosso a un ragazzo per nessun motivo, per quanto commetta sciocchezze e non senta ragioni, “è molto sensibile”, mentre lo si può rinchiudere dietro le sbarre per un certo periodo per rovinargli la vita definitivamente. Nulla è certo, ovviamente, ma è possibile che né gli stupratori di giovani, né i fascistoidi, si sarebbero spinti tanto oltre se avessero ricevuto, in fasi precedenti, un adeguato schiaffone e avessero imparato a temere le conseguenze dei loro atti destinati a diventare delittuosi.
So già che qualcuno leggerà questo articolo come una mera rivendicazione dello schiaffo. Ebbene, che possimo farci.
Supponendo di essere tanto semplicistici quanto questi possibili lettori, preferirei che un ragazzo se ne prendesse qualcuno di tanto in tanto, piuttosto che finire troppo presto in fondo ad una cella, senza capire come diavolo ci sia capitato, o piuttosto che violentare in gruppo una compagna e tornarni a casa convinto che questo possa avere la stessa importanza che imbottirsi di alcol nelle allegre nottate.

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