Fausto Coppi

“Chiedi chi era Coppi”, è il titolo di uno dei tanti libri scritti sul Campionissimo a 50 anni dalla sua morte ( 2 Gennaio 1960 ). Coppi è il ricordo, il racconto, l’impresa e la tragenda. Coppi è un film rigorosamente in bianco e nero, mandato nei cinema, alla radio e ai giornali, ma mai in televisione. Coppi è la leggenda che ha resistito a tutto. Coppi è il passato, ma è soprattutto il presente, perché mai come nel ciclismo di ieri e di oggi, la sua figura vive nei racconti e nei ricordi.
Non ci sono altri sport che conservano cosi fervida la memoria. Il calcio spazza via tutto alla velocità di internet.
Nel ciclismo non è cosi, ci vuole carattere, coraggio e gambe.
Coppi è stato prodigio, prosa e letterarura.
Strada, polvere e fatica.
Coppi ha fatto sognare, perché allora la televisone non c’èra e si poteva solo vagare con la fantasia.
Lui ha segnato una svolta nel mondo del ciclismo, prima di Fauto, il ciclismo era uno sport da pionieri, con lui siamo entrati nella modernità.
Coppi “eroe muto”, capace di stupire, sempre e comunque, nei successi e nelle sconfitte, imprese, disfatte, squalifiche e cadute, scandali e infortuni, Fausto è stato tutto, ha inseganto a correre e ha imparati sulla propria pelle a sopportate il peso della popolarità che oggi è inimmaginabile.
Memorabili le grandi sfide e vicende di Fausto Coppi e Gino Bartali.

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