Cattolicesimo

La confessione cristiana che conta il maggior numero di aderenti – circa un miliardo, pari a quasi il 20% dell’intera popolazione mondiale – e attribuisce il ruolo di autorità suprema al papa, vescovo di Roma. Il termine “cattolico”, di origine greca, significa “universale” e veniva già utilizzato nei primi secoli dell’era cristiana per designare la Chiesa di cui la Chiesa cattolica si considera tradizionalmente l’unica erede legittima, per mezzo della successione episcopale, che risale fino a san Pietro, del mandato e del potere conferito da Cristo ai dodici apostoli. Confessione maggioritaria in alcuni paesi d’Europa (Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Austria, Polonia) e in America latina, il cattolicesimo è comunque diffuso in tutto il mondo.
Struttura
In conformità con l’antica tradizione cristiana, la Chiesa cattolica prevede come struttura organizzativa fondamentale a livello locale la diocesi; ogni diocesi è retta da un vescovo che esercita la sua autorità su ciascun sacerdote e ha il potere di conferire gli ordini sacri e di amministrare il sacramento della confermazione. Ai vescovi, che lasciano la guida effettiva di una diocesi per aver raggiunto i limiti di età o per altri motivi, compete il titolo di “vescovo emerito”, mentre sono denominati “vescovi titolari” quelli che, assegnati simbolicamente ad antiche diocesi attualmente non più esistenti, svolgono la loro attività come ausiliari del vescovo nelle diocesi più popolose oppure ricoprono funzioni – soprattutto diplomatiche – estranee all’amministrazione diretta di una diocesi.
I sacerdoti che svolgono la loro attività alle dipendenze del vescovo costituiscono il clero cosiddetto “secolare”, mentre il termine “clero regolare” indica i sacerdoti membri degli ordini religiosi, come ad esempio i gesuiti e i francescani.
Agli ordini religiosi non appartengono soltanto sacerdoti, ma anche fratelli laici consacrati, oltre alle religiose di sesso femminile comunemente note come “suore”. Secondo la consuetudine storica alla quale papa Giovanni Paolo II ha recentemente attribuito il valore di normativa vincolante anche per il futuro, i sacerdoti sono esclusivamente di sesso maschile e, secondo la disciplina vigente, sono tenuti al celibato.
Capo supremo della Chiesa cattolica è il papa, eletto a vita, che esercita la sua autorità in ogni aspetto della vita della Chiesa e nomina i vescovi delle singole diocesi: solo il mandato conferito dal papa garantisce la legittimità di ogni decisione, che il vescovo può assumere nell’esercizio del suo ministero in ragione della propria carica. Il 15 settembre 1965 papa Paolo VI istituì il sinodo dei vescovi, riunitosi per la prima volta in Vaticano nel 1967 come organismo consultivo che il pontefice si riserva di interpellare in relazione a problematiche disciplinari e normative.
Momento fondamentale della storia del cattolicesimo sono i concili ecumenici– ne sono stati convocati 21, dal concilio di Nicea (325) al concilio Vaticano II (1962-1965) – solenni assemblee che riuniscono i vescovi di tutto il mondo al fine di elaborare ufficialmente definizioni di fede e di promulgare autorevolmente disposizioni vincolanti per la Chiesa nel suo complesso.
Al papa è riservata anche la nomina dei cardinali, i più alti dignitari della Chiesa cattolica, che costituiscono il Sacro collegio. Questo è un organismo erede di una secolare tradizione di prestigio e di autorevolezza, sebbene non eserciti direttamente alcun potere formale; ai cardinali, attualmente circa 170, molti dei quali sono anche vescovi di una diocesi, compete l’elezione del papa, per mezzo di un conclave a cui possono partecipare i membri del Sacro collegio, in numero massimo di 120, di età inferiore agli 80 anni.
Alle dirette dipendenze del papa, provvede all’effettiva amministrazione della Chiesa e dello stato del Vaticano una complessa struttura burocratica, che costituisce nel suo insieme la Curia romana. Essa è composta, oltre che dalla Segreteria di Stato, prestigioso organismo diplomatico retto da un Segretario di stato (di norma un cardinale), da una serie di congregazioni – fra cui la congregazione per la Dottrina della fede, erede diretta del Sant’Uffizio e del tribunale dell’Inquisizione– presiedute ciascuna da un cardinale, da commissioni, segretariati e tribunali. A una congregazione per le Chiese orientali fanno capo le confessioni che, in comunione con Roma a tutti gli effetti pur nella diversità del rito liturgico e delle norme disciplinari, rappresentano il cattolicesimo orientale.
Dottrina

Ponendosi come erede diretta della più antica comunità cristiana, alla quale si sente legata da una continuità storica ininterrotta, la Chiesa cattolica si richiama a una lunga tradizione teologica che, dall’età degli apostoli e dei padri della Chiesa, giunge fino al Medioevo e all’età moderna, con una varietà di accenti e di metodi che garantirebbero l’universalità della Chiesa rendendola aperta a istanze sempre nuove. In questa prospettiva sarebbero da interpretare anche alcune svolte recenti del pensiero cattolico, come l’enciclica Divino afflante spiritu (1943) di papa Pio XII, nella quale il pontefice assumeva un atteggiamento positivo nei confronti dei moderni principi della critica biblica, e la partecipazione dei cattolici alle vicende del movimento ecumenico, con la conseguente valorizzazione di alcuni tratti caratteristici del protestantesimo.
Come le altre confessioni cristiane, anche la Chiesa cattolica considera la Bibbia il fondamento imprescindibile della propria dottrina; tale era anche la posizione di san Tommaso d’Aquino, che definisce la Scrittura come fonte unica della teologia. Questo principio non impedisce tuttavia al cattolicesimo di fare proprie quelle definizioni dottrinali e quelle pratiche sacramentali, come ad esempio il battesimo degli infanti, che, pur non attestate nei libri biblici, risulterebbero fondate su una tradizione autorevole e risalente ad antica data, oppure sancita dai concili ecumenici. Fu proprio il concilio di Trento a riconoscere espressamente la funzione della “tradizione non scritta” come supporto fondamentale da porre accanto alla rivelazione contenuta nei “libri scritti”, in reazione alla presa di posizione del protestantesimo, che escludeva dalla dottrina e dalla vita dei cristiani tutti quegli aspetti non direttamente fondati sulla Scrittura.
Si basa inoltre sulla tradizione la dottrina della successione apostolica, principio in virtù del quale la Chiesa cattolica sarebbe depositaria dell’autorità ministeriale, che deriva da quella conferita da Gesù stesso agli apostoli, e che identifica nei vescovi i successori degli apostoli conferendo un ruolo di particolare rilievo al vescovo di Roma (il papa) in quanto successore di san Pietro, l’apostolo che, secondo il Vangelo di Matteo (16:16-18), sarebbe stato scelto da Cristo stesso come capo della Chiesa. Proprio la successione apostolica è il principio sul quale si fonda l’autorità che il papa e i vescovi – rappresentanti di quello che si dice il “magistero” cattolico – esercitano sui fedeli, garantendo la continuità della retta dottrina attraverso la loro opera d’insegnamento posta sotto l’assistenza dello Spirito Santo.
Tratto distintivo tradizionale del cattolicesimo è inoltre il culto tributato alla Vergine Maria, che ha avuto ulteriore e solenne motivo di legittimazione dalla definizione, nel 1854 per decisione di papa Pio IX, del dogma dell’Immacolata Concezione e dalla successiva proclamazione, nel 1950 da parte di papa Pio XII, del dogma dell’Assunzione.
Per quanto oggetto di controversie e di ridimensionamenti imposti a più riprese dalla stessa gerarchia, rimane vivo nella Chiesa cattolica il culto dei santi, ai quali si riconosce il ruolo di intercessori presso la divinità in favore dei defunti, nell’ambito di una dottrina strettamente connessa a quella del purgatorio e delle indulgenze.
Culto e pratiche

Momento fondamentale del culto cattolico è la celebrazione della Messa, incentrata sulla consacrazione dell’Eucaristia, a cui si affianca la proclamazione della Parola di Dio mediante la lettura di brani biblici. Nell’ambito della lunga storia della tradizione liturgica cattolica ha certamente rappresentato una svolta significativa il decreto Sacrosanctum Concilium, promulgato dal concilio Vaticano II il 4 dicembre 1963, in vista di una riforma sostanziale della struttura dei riti, con l’introduzione delle lingue vive in luogo del latino prescritto fino ad allora.
L’Eucaristia costituisce uno dei sette sacramenti e in essa i cattolici riconoscono la presenza reale del corpo e del sangue di Cristo dietro la sostanza del pane e del vino, in virtù della transustanziazione. Valore sacramentale hanno anche il battesimo, la confermazione e la penitenza, oltre al matrimonio, agli ordini sacri e all’unzione degli infermi.
La riforma liturgica promossa dal concilio Vaticano II, pur ribadendo la funzione essenziale della confessione dei peccati davanti al sacerdote, ha tentato di conferire rinnovato vigore a questa pratica, ridefinendola come “sacramento della riconciliazione”, mentre, per quanto concerne il sacramento del matrimonio, il magistero ecclesiastico ha riaffermato con fermezza il carattere di indissolubilità del legame stabilito dai coniugi in piena libertà. Di conseguenza si pone dunque il rifiuto del divorzio da parte della gerarchia cattolica, nonostante i tentativi di elaborare forme volte a garantire la partecipazione alla vita della Chiesa ai fedeli che, divorziati e risposati civilmente, vengono considerati in una posizione irregolare dal punto di vista disciplinare.
Il cattolicesimo conosce anche numerose pratiche di devozione, molte delle quali, come il rosario, godono di un’ampia diffusione popolare. Oltre che nella catechesi, momento ritenuto fondamentale per l’insegnamento dei principi della fede, la Chiesa cattolica si è da sempre impegnata in campo educativo gestendo più o meno direttamente diversi istituti, il cui riconoscimento ufficiale come organismi paritari rispetto alla scuola pubblica costituisce oggi in alcuni paesi, a cominciare dall’Italia, una delle istanze principali nell’ambito della dialettica che alla concezione laica dello stato contrappone il principio della libertà religiosa.
Istanze recenti

La storia recente del cattolicesimo è stata caratterizzata dai pronunciamenti ufficiali della gerarchia in relazione ad alcune delle principali problematiche politiche e sociali, a cominciare dall’enciclica Rerum Novarum, promulgata nel 1891 da papa Leone XII per denunciare i rischi di sperequazione sociale insiti nel processo di sviluppo industriale capitalistico. Questo documento papale prelude in qualche modo alle più recenti prese di posizione da parte della Chiesa a difesa dei diritti umani e della giustizia sociale, culminate con l’esplicita definizione, dopo il concilio Vaticano II, di una “opzione preferenziale per i poveri” come principio ispiratore dell’azione della Chiesa, accanto all’impegno per la pace, per il disarmo nucleare e per il dialogo fra le religioni.
Molte controversie ha sollevato invece il movimento, promosso da alcuni intellettuali e teologi in America latina, della teologia della liberazione, che ha utilizzato apertamente alcune categorie proprie del marxismo come strumento utile nell’impegno cristiano a favore della giustizia sociale.
Motivo di tensione dialettica fra le diverse tendenze del cattolicesimo ha rappresentato il problema dei metodi di contraccezione; molti settori della Chiesa hanno espresso le proprie riserve nei confronti dell’enciclica Humanae vitae, con la quale papa Paolo VI si pronunciava contro ogni forma di contraccezione artificiale, ponendo i presupposti dell’atteggiamento attuale della gerarchia che alla condanna dell’aborto e della sua legalizzazione continua ad associare l’opposizione assoluta alle pratiche contraccettive, formalmente vietate ai fedeli. Ulteriore motivo di discussione costituisce il problema del celibato ecclesiastico, a cui si è recentemente affiancata la questione del sacerdozio femminile.
Storia

Nei secoli che precedettero la nascita delle Chiese ortodosse, con il grande scisma del 1054, la storia del cattolicesimo si identifica sostanzialmente con la storia del cristianesimo in senso più generale: è la stessa Chiesa di Roma a richiamarsi a quella tradizione i cui elementi appaiono già nitidamente delineati nei primi secoli della nostra era, con l’emergere della figura dei vescovi fin dal II secolo, con il sostegno offerto dall’autorità imperiale romana, dopo il riconoscimento ufficiale del cristianesimo da parte di Costantino nel 313, e con la codificazione teologica che pose fine alle controversie dottrinali del IV e V secolo. Lo stesso primato del vescovo di Roma appare già delineato e rivendicato nel V secolo da Leone I e assume un ruolo di particolare rilevanza anche in ambito politico con la lotta per le investiture, dalla quale il papato uscì rafforzato nel suo ruolo di potenza spirituale e temporale definito sulla base del diritto canonico.
La questione del primato del papa sta alla base della controversia con le Chiese orientali; inoltre, motivi di ulteriore divisione all’interno del Grande Scisma del 1054 nacquero con le vicende legate alle crociate, che portarono, nel XVI secolo, alla separazione delle Chiese protestanti, con la conseguente reazione cattolica concretizzatasi nel movimento della Controriforma, momento di riaffermazione solenne dei principi teologici e normativi del cattolicesimo.
La frattura sempre più vistosa fra la tradizione religiosa e le istanze del pensiero moderno scaturite dall’illuminismo e dalla Rivoluzione francese ha indotto la Chiesa a un processo di riflessione e di superamento della tradizione dialettica culminato nel concilio Vaticano II, che nel dialogo con il pensiero moderno ha visto uno dei campi fondamentali per l’impegno ecclesiastico, accanto all’ecumenismo. In quest’ultimo campo si sono avuti risultati significativi con un riavvicinamento effettivo fra la Chiesa cattolica e le Chiese ortodosse e protestanti.

Una Risposta to “Cattolicesimo”

  1. Enrico Deplano Says:

    Ben articolato ed esaustivo. Complimenti e grazie.

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