Pranzo comune

Ercole si era appena seduto al suo posto, nella mensa dell’ospedale ancora dovevano arrivare tutti, ma già qualcuno era seduto, la sala quasi vuota gli dava l’impressione di essere arrivato troppo in anticipo, e questo gli dava un leggero fastidio, come se stesse perdendo del tempo, anche se di tempo li certamente non mancava mai; neanche qulache minuto, il tempo di sistemare le vettovaglie che aveva davanti e arrivarono anche gli altri, lentamente, ma quasi per incanto la sala si riempì tutta, molta gente la aveva già vista, qualcuno lo aveva conosciuto di sfuggita, altri erano nuovi, mai visti, poco importava, qui la gente va e viene, erano tutti ospiti in fondo.
Di colpo entrò il carrello delle terapie e una infermiera, di solito la stessa, distribuiva le medicine, segandole su un quaderno; mentre tutto questo si volgeva entrarono altri infermieri a distribuire i pasti, erano sempre quelli che erano di turno nel raporto.
Uno di loro girava con una busta di plastica, girando tra i tavoli e tra i pazienti arrivò da Ercole, “Preferisce la frutta fresca o la Muss?”, “Cosa è la Muss?”, l’infermiera gli fece vedrere un barattolino di carta stagnola, con sopra il disegno di un frutto, “Cosa c’è dentro?”, chiese Ercole guardando il barattolino con sospetto, “Frutta frullata”, “Quanti gusti avete?”, “Tanti, tanti”, “Quanti?”, “Tanti , tanti”, Ercole guardò l’infermiera, vide che quasi stava ridendo, per scherzo, “Quanti gusti?”, più scanzonato, “Pera e mela”, “Mi dia quella fresca”, dal sacchetto tirò fuori un’arancio gonfio e lucente; arrivò il primo, pasta in bianco, era come gomma e senza sale, ma si sforzò di mangiarla, visto che anche la sera prima quasi non aveva mangiato, niente di quel mangiare strano, alla fine non ce la fece più, mollò la presa con il primo; il secondo, con gli occhi prometteva, ma il gusto lo fece tornare nella realtà, due bocconi anche li; il contorno era dell’insalata, ma la assagiò e la lasciò subito, erano delle grosse foglie spesse e molto verdi, sembravano foglie di albero, e anche quelle vennero lasciate, per fortuna c’era l’arancio e con quello si illise di aver mangiato; guardò il suo vicino che mangiava ogni cosa che gli mettevano davanto, e con una frase quasi sarcastica gli disse, “Buono, vero?”, “Lascia perdere, questo è quello che passa il convento”, Ercole si alzò, saluto i presenti e tornò nella sua stanza.
Dopo essersi sistemato, si sdraiò sul letto, allungò la mano verso il sacchetto dei libri e li pose davanti a se…..

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