Figli, come Lui

C’è un filo rosso che lega la vicenda di Eluana Englaro al clima di disagio diffuso che si respira di questi tempi, e che va molto oltre la cosidetta “crisi”. È un filo sottile, così esile che si fatica a vederlo. Però c’è. Dovessimo dargli un nome, il più adatto – provabilmente – sarebbe “solitudine”.
Quella che sentono in molti quando la durezza della vita fa affiorare un vuoto più ampio dei soldi che mancano. E quella che fa sussultare il cuore quando si pensa alla piega che ha preso il dramma Eluana.
Diciamolo: se siamo onesti con noi stessi, se prendiamo sul serio la vita e accusiamo fino in fondo il contraccolpo del pugno nello stomaco che ci arriva da quel letto di ospedale, è impossibile che non spunti una domanda. Perché siamo difronte a un mistero, ma i conti non tornano. Non vanno come vorremmo noi, troppo grande la sofferenza, e troppo ampio lo scarto tra la nostra misura e l’abisso del dolore che vediamo, per per non ritrovarci a un bivio: abbracciare o sfuggire. Obbedire o rifiutare. Dare credito fino in fondo all’amicizia di Chi ci ha detto o inseguire il dubbio che si insinua, e che ci porta verso una solitudine profonda, radicale.
Il problema del male non è soltanto il dolore: è che fa male. E qual è il male più grande che fa il dolore?….Il male più grande del male è che rompe il legame, rompe il rapporto; e quando questo succede davanti al legame che abbiamo con il Mistero….., quando arriva qualcosa che va oltre la nostra misura e noi non capiamo niente, il male, questo male che va oltre la nostra misura, ci fa male. E qual è questo male che si fa? Ci stacca perché introduce il sospetto su di lui: Ma ci vorrà bene? Sarà buono come pensavo?.
È il sospetto che abbiamo in tanti. Certo,davanti al mistero di Eluana la fitta è più dolorosa, scava dentro. Ma è lo stesso disagio che sentiamo quando nelle pieghe della vita, della nostra vita, la fatica si fa più acuta, quando i rapporti soffrono, il lavoro non gira, o non c’è più, i conti, appunto, non tornano. Ma ci vorrà bene?.
È davanti a questa domanda che irrompe il Natale. e, poi, . Quindi, un rapporto, una compagnia. In una parola, l’opposto della solidudine. E una compagnia che entra nella storia, nella nostra storia, non a spazzare via la fatica una volta per sempre, ma a renderci sempre più certi di quel legame con il Mistero. Per imparare da Lui che il fondamento della vita è il rapporto con il Padre, qui e ora, anche dentro il dolore. E per scoprire che non potremmo mai, ma proprio mai, essere soli. Perché siamo amati qui ed ora, come Lui. E perché c’è Lui.
Buon Natale…..

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