Abituare all’ordine

Io l’ho chiamato “Effetto pattumiera”. Se qualcuno comincia a buttare delle cartacce, delle bottiglie in un certo posto, ben presto questo diventa una discarica.
Nelle zone dove nessuno interviene, si comincia a pensare che tutto è possibile. Si favorisce la piccola criminalità e, su questo terreno, prospera poi quella grande.
I grandi risultati si ottengono non tanto con azioni spettacolari, ma creando un ambito di ordine, di rispetto, di disciplina che dà, alla popolazione, sicurezza e coraggio.
Occorre perciò, per prima cosa, creare corrette abitudini, e controllare che vengano rispettate. I genitori sanno benissimo che i bambini devono essere abituati fin da piccoli a lavarsi, a mangiare senza imbrattarsi, a non urlare, a non dire parolacce, a comportersi in modo gentile con i compagni, a fare i compiti con regolarità. Nel servizio militare viene data una grandissima importanza alla pulizia del corpo, alla divisa impeccabile, al modo di salutare, al tono con cui rivolgersi ai siperiori, all’allineamento nella marcia, tutti particolari che, rispetto alle prestazioni belliche, appaiono poco importanti, addiritture inutile pignoleria. Ma che, in realtà, sono un modo per abituare il giovane, uscito dalla famiglia e dalle cure materne, a dominare il corpo con la mente, a controllare le sue emozioni, le sue pulsioni, i suoi gesti impulsivi con la volontà. Sono perciò indispensabili per creare quel rigoroso senso dell’ordine e della disciplina che fa dell’esercito una componente dello stato democratico e non una banda di predoni o di saccheggiatori come avveniva in passato.
Tutta la nostra vita civile, la nostra sicurezza, è fondata sulla trama di regolarità che incarna l’etica della nostra civiltà. Sulla strada noi teniamo la destra, attraversiamo alle strisce pedonali, salutiamo le persone conosciute, per Natale mandiamo auguri agli amici, bussiamo prima di entrare in una stanza, chiediamo permesso, ci scusiamo, rispettiamo i regolamenti sportivi. Poniamo cioè un limite all’individualismo selvaggio che danneggia tutti coloro con cui siamo in rapporto, che condividono il nostro stesso spazio. E nelle istituzioni poniamo un limite all’arbitrio dei potenti chiedendo loro di fare in anticipo i calendari delle manifestazioni, e di precisare l’ordine del giorno perché tutti possano partecipare ed essere informati. Infatti quando il presidente di un consiglio di amministrazione o di una commissione vuol tagliare fuori le opposizioni, convoca le riunioni all’ultimo momento, oppure le sposta improvvisamente informando, in anticipo, solo i suoi amici.

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