6:L’altra faccia della medaglia

“Concludendo”.
Non è che tutti i malati debbano rientrare per forza di cose in questa scaletta.
Ognuno però, leggendo questo documento sentirà di identificarsi in qualcuna delle quattro fasi, del proprio passato o presente.
È quasi certo che una componente emotiva rientra nelle concause nell’esordio delle malattie serie.
Generalmente sono risentimenti psicologici da ricercarsi in ambito familiare ma anche nella cerchia delle amicizie, e comunque in persone che rientrano nella sfera affettiva (i colpevoli del passato).
Sono persone che, agendo normalmente in buona fede, rappresentano o creano di fatto degli ostacoli che impediscono la piena espressione delle nostre ambizioni e del nostro io.
Ma nello stesso tempo sono persone che non possiamo eliminare radicalmente dalla nostra vita.
Da qui nasce l’eterno conflitto, apparentemente senza via d’uscita, che può sfociare nell’esordio di una malattia seria.
Non è dimistrabile se la risoluzione di questo conflitto porti ad effetti clinici benefici, ma è senz’altro indispensabile per arrivare alla fase”Davanti a me c’è un’altra vita”.
A prescindere dalle diverse fasi, i sentimenti gravi che dominano generalmente gli ammalati oscillano tra rabbia, depressione o euforia improvvisa.
La rabbia è di solito rivolta verso quei medici rei di non averci curato adeguatamente, ma anche verso le normali situazioni quotidiane che denunciano una qualsiasi forma di superficialità, ora non più tollerabile perché la malattia ci ha reso molto più razionali di quanto lo fossimo in passato.
La depressione è purtroppo figlia della rabbia repressa o accumulata. È consigliabile, per chi si trova in questa situazione, “aprire le valvole di sfogo”, praticando qualche sport o confidandosi con qualcuno che sia in grado, almeno apparentemente, di capire la situazione precaria in cui ci si trova.
Non sono rari i casi di euforia improvvisa: ci si arrabbia, ci si deprime, poi si passa ad uno stato di euforia. Il tutto in breve tempo e per delle vere inezie, a dimostrazione di uno stato emotivo eccessivamente labile.
Può anche accadere che la debolezza psicologica della malattia sviluppi una sorta di “barriera difensiva” che produce una distorsione della personalità nel rapportarsi con gli altri.
In questo caso, il comportamento tipico è caratterizzato da senso di superiorità ed eccessiva autostima, con manifestazione quasi maniacale di qualche particolare caratteristica, sia essa fisica o mentale, che il soggetto sente di possedere, esternandola frequentemente nel relazionarsi con gli altri al fine di mascherare altri disagi emozionali più profondi.
Sostanzialmente si cerca di mostrare il lato migliore o immaginario di noi stessi per nascondere quello che riteniamo il peggiore a causa della malattia, cercando di apparire più di quello che in realtà siamo.
Un altro comportamento tipico dell’ammalato è quello di impegnarsi nelle più svariate attività che assorbano totalmente il proprio tempo libero, con il preciso intento di fuggire dalla realtà.
È anche dimostrato che generalmente i soggetti svolgono un’attività lavorativa molto impegnativa, imensa ed appagante.

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