Vincere la paura

Una delle qualità fondamentali del capo è quella di vincere la propria ansia. Egli, soprattutto nei momenti di pericolo, quando deve prendere gravi decisioni, non deve farsi travolgere dalla paura di sbagliare. Restare sereno, rilassato, lucido. Tutte le scelte prese nel marasma dell’incertezza, prese sotto lo stimolo del panico, sono errate. Il panico è confusione della mente, disordine.
Ma il capo deve dominare la sua ansia anche per un altro motivo. I nostri sentimenti si comunicano immediatamente a chi ci circonda e soprattutto a coloro che dipendono da noi. la persona sicura perciò trasmette la sua sicurezza agli altri e infonde in loro calma, fiducia, ottimismo. Quella ansiosa trasmette paura, sfiducia, pessimismo, addirittura panico.
Per questo il capitano della nave, anche nella più spaventosa tempesta, deve dare l’impressione di padroneggiare perfettamente il pericolo. Guai se prasparisse la sua ansia, la sua paura, la sua incertezza. L’equipaggio, in preda al panico, porterebbe la nave alla rovina.
Questo allora vuol dire che i leader non devono mai avere paura, che non devono mai provare ansia o incertezza, che devono sempre essere sicuri del risultato?
Nient’affatto. Essi devono anzi essere consapevoli dei pericoli, prenderli seriamente in esame, prendere in esame anche i possibili insuccessi. Ma non farsi dominare dell’ansia, non lasciare che le ipotesi pessimiste si insedino nel loro animo spegnendo la fiducia e l’entusiasmo. Chi non crede di vincere non vincerà mai.
Una volta studiato il problema, devo assumere un atteggiamento positivo, coltivarlo nel loro cuore come un fuoco, e conservarlo anche in mezzo alle difficoltà.
Se si accorgono che la loro mente è presa dallo sconforto devono imparare a scacciarlo. È un duro apprendimento che chi vuol diventare un capo deve cominciare molto presto e poi rinnovare continuamente.
Perché l’ansia si insinua continuamente nella nostra mente.
La maggior parte delle persone si lascia dominare dalla paura. Di fronte ad un problema si allarmano, pensano al peggio, temono sciagure. E cosi trasmettono i loro sentimenti agli altri. Ci sono genitori che comunicano le loro ansie ai figli, capi che le scaricano sui loro dipendenti, medici che le gettano sui loro pazienti. Le conseguenze sono sempre negative. Chi ha paura perde il controllo di sé, come azioni scoordinate e si ritira quando potrebbe avanzare. Per questo il nemico, in guerra, proclama la sua forza e insiste sulla nostra debolezza, cercando in ogni modo di deprimere il nostro morale, di generare in noi paura, pessimismo.
Tenete inoltre presente che non solo i vostri nemici, ma anche i collaboratori che vi sono ostili utilizzano l’ansia per indebolirvi. Talvolta lo fanno senza rendersene conto. Piochè intimamente sono invidiosi, non appena vi vedono in pericolo, immaginano subito che vi vada male, e vi prospettano le ipotesi peggiori.
Alcuni poi lo fanno intenzionalmente torturandovi con telefonate, ponendovi continuamente problemi, dandovi notizie negative e pessimiste. E i più astuti lo fanno non solo con le parole, ma anche con la comunicazione non verbale. Vi trasmettono e trasmettono agli altri dubbi, perplessità, sfiducia, incredulità con la mimica, gli sguardi, l’atteggiamento accasciato del corpo, scrollando la testa, con una voce preoccupata e incerta.
Chi ha la posizione di responsabilità deve assolutamente fare uno sforzo per non cadere in questi tranelli. Nei momenti del pericolo tenga accanto a sé solo persone sincere, intimamente amiche e con i nervi saldi. Imponga a tutti di essere essenziali e brevi. Quando è in pubblico indossi l’abito dell’ottimista come una corazza impermiabile, la postura eretta, il gesto sicuro, il viso sorridente, il comando chiaro. E, nel frattempo, si liberi degli ansiosi, veri o artificiosi, degli esagitati, degli isterici, impedendo loro di parlare. Tenga sempre salda in mano la barra del timone e faccia in modo che tutti lo vedano fermo sul ponte di comando.

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