Trambusto

Anna cominciò a raccontare a Ercole cosa fosse successo in quella notte, mentre ancora nelle stanze e in modo particolare nel corridoio continuava il casino del cambio delle lenzuola e la sistemazione delle cose.
“Mentre tutti i pazienti dormivano, io mi sono alzata perché non riuscivo più a dormire, c’era casino fuori dalla porta della mia stanza, poi di pomeriggio avevo riposato e il letto che non è il mio non mi conciliava il sonno, ma non solo questo mi ha fatto decidere di alzarmi dal letto, come ti avevo detto fuori dalla porta c’era casino, tre parsone erano raccolte e si parlavano, ovviamente non sentivo cosa dicessero, ma una di loro piangeva, per non essere invadente sono rimasta seduta sul mio letto, con il buoi della stanza non avvertivano la mia presenza, i due uomini restavano tesi e impassibili, ogni tanto uno prendeva il telefono e si spostava nella sala degli ospiti, l’altro cercava di confortare la donna nel modo che poteva, questo è durato cirva venti minuti, fino a quando una dottoressa che non avevo mai visto nel reparto, li chiama e vanno via, cosa faccio, vado in bagno e piano piano mi avvicino alla porta della mia stanza, faccio un passo avanti e mi fermo, guardo alla mia destra e alla mia sinistra e tutto è fermo, tranne la porta del medico del reparto era accesa, quando di solito di notte è spenta, visto che c’è il medico di guardia, cosa faccio, mi siedo nella sala del televisore e guardo fuori dalla finestra, mentre un paio di infermieri entrano nella tua stanza e chiudono la porta, non so cosa abbiano fatto, sono solo riuscita a capire che avevano in mano dei panni e dei rasoi, io non mi muovo, dopo dieci minuti arrivano altri due infermieri con uno strano macchinario, accendono la luce, entrano e portano anche il macchiario, lo piazzano vicino al tuo vicino, gli mettono una lastra sotto alla schiena, poi escono, si portano un lungo filo con un tasto, poi dopo essersi nascosti, schiacciano, in quel momento dalla macchina si sente un rumore, rientrano, levano la lastra e ritirano la macchina, spengono la luce e vanno via, dopo altri venti minuti arrivano i parenti e il medico, la donna sembrava più calma, non piangeva, sono entrati nella vostra stanza e poi sono usciti, sembravano rassegnati, non saprei dirti, il medico passa e gli dice che haveva appena chiamato il chirurgo e tra mezz’ora avrebbero cominciato, erano le tre di notte, mi alzo e torno a letto, ancora non riuscivo a dormire e cosi mi sono messa a sentire della musica, pensando a quello che avevo visto e a dove mi trovassi, ma più pensavo e cercavo di rispondere a qualche mia domanda, più i miei pensieri si accavallavano e altre domande mi salivano in testa, la vita, la malattia, la preoccupazione di essere li, di tutto, alle tre e mezza arrivano con una barella, lo mettono sopra e poi vanno via, la donna e i due uomini li seguono, poi non so dove abbiano aspettato, visto che il sala operatoria non possono entrare, poi non so altro, alle quattro di notte cominciavo ad avere gli occhi gonfi, metto via il lettore e cerco di nuovo il sonno, che trovo, poi altro non saprei”, Ercole avendo ascoltato con attenzione quello che diceva si era preoccupato per essere stato sottoposto a delle radiazioni a sua insaputa, ma poi se ne fa una ragione pensando che era già molto tempo che non ne faceva e che avrebbe smaltito le radiazioni con il tempo, poi aggiunge, “Quell’uomo non è ancora tornato, dalle tre e mezzo di questa mattina!”, “Si vede che era una cosa lunga e difficile”, il corridoio era sistemato e subito le stesse infermiere cominciano il giro della colazione, sia Anna che Ercole raggiungono le proprie stanze, dovevano fare in fretta, anche quella domenica il primario faceva visita ai suoi pazienti,

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