Caro Ulisse.2-6-2009

Caro Ulisse, dopo quasi vent’anni, mi è capitato di essere stato invitato a un matrimonio, di amici ovviemente, cosi dopo aver fatto qualche preparativo il giorno prima, il vestito, che avevo conservato da quel tempo, ho cercato di rimetterlo con qualche cosa che avevo già a casa e ho aspettato che mi passassero a prendere, drin, drin, suona il telefono e scendo, leggermente imbarazzato da quel vestito che in realtà non mi appartiene, non metto mai la giacca, da quel giorno, comunque, salto in macchina e partiamo, saluto i presenti, uno di loro lo conosco bene, gli altri due meno, ma poco importa, la strada la sapevamo, arriviamo al comune, poco dopo anche lo sposo, saluti e presentazioni, piano piano arrivano gli invitati, molti li conoscevo, altri, i parenti più stretti no, ovviamente, arriva la sposa quasi subito si entra in comune, la sala non è molto grande, ma quanto basta per fare sedere qualcuno, tutti gli altri, generalmente gli uomini sono rimasti impiedi, i fiori, gli sposi il sindaco, la cerimonia è molto veloce, giusto il tempo di sbrigare le formalita, poi il sindaco annuncia l’avvenuto matrimonio, battiti di mani, lentamente si esce dal comune, appena escono gli sposi petali di carta e bolle di sapone, festa e applausi, saluti, tanti saluti, fino a che si decide di partire per il ristorante, destinazione da me conosciuta, ma il percorso svolto dalla carovana era alternativo al mio solito tragitto, tanto sconosciuto che abbiamo avuto problemi a raggiungere la destinazione, ma alla fine siamo riusciti, con il caldo rovente della macchina, alla fine siamo arrivati per ultimi.
Il luogo del ristorante era presso un famosissimo Santuario, quello delle “sleppe di carpe e trote, mica pappa e fichi”, come si raccontava in un vecchio articolo, ma quella era un’altra storia!; saliamo, il locare era molto carino e caratteristico, non saprei spiegarti, solo in quei momenti tutto prende una nuova luce e magia che in altri non ha, ci troviamo nei pressi dei tavoli e tutti guardano un tabellone, “Cosa è quello?” domando io, “Quelli sono i tavoli dove dobbiamo sederci”, guardo e noto che sono destinato al tavolo “Area 51”, il tavolo del mistero, io con indifferenza, prendo posto, dopo aver bevuto un leggero aperitivo e visitato i bagni, che devo dire erano organizzati al meglio, non mangio stuzzichini, volevo arrivare tranquillo in fondo al pranzo, alla fine tutti erano seduti, e cominciano con le portate, antipasti, due e tre, primi piatti, due, carne, pesce, torta, gelato, caffè e molto altro, abbiamo finito di mangiare alle 19,00 passate, ma tutto era organizzato al meglio, le portate erano servite al momento giusto, la pausa era anch’essa quando ci voleva, tutto era già stato previsto, potrei quasi dire anche il tempo, è stato al meglio, la temperatura era ideale, senza dare fastidio, quando c’è stato l’intermezzo di un’ora abbiamo visto di fare un salto al famoso Santuario, giusto per digerire un’attimo, la gente che girava era la solita, molta, ma in quel momento neanche la vedevo, ci siamo avvicinati, al Santuario, ma non siamo entrati, abbiamo raggiunto la piscina dove ci sono dei pesci che sono enormi e li abbiamo osservati, quasi meravigliati, poi torniamo leggermente indietro, dopo neanche cento metri ci fermiamo, e vedo lui e lei che entrano in Chiesa, forse un poco pensierosi, decisi o con una grande intesa, come se volevano capire cosa fosse successo realmente o mostrare e spiegare qualche cosa, non saprei definire le loro espressioni, ma mi ha fatto piacere vederli superare l’ostacolo, dopo quello che c’era stato, questo per me è stato un buon segno, per loro, e il poco, niente, di quello che ho fatto, per lui, indirettamente anche per lei, è andato a buon fine, meglio per loro, anche se in alcuni momenti mi sono anche trovato un poco in difficoltà, ma non importa, tutto è andato avanti come doveva, appena sono tornati ci siamo incamminati verso il ristorante, abbiamo finito di mangiare, chi ballava e chi faceva casino, la giarrettiera per gli scapoli, saluti e abbracci, tutti erano stanchi ma per l’occasione nessuno voleva mollare, cosi i più stretti sono andati a casa degli sposi, tra questi c’ero anch’io, gira e rigira, si fa troppo tardi, non ce la facevo più, anche se non mi sentivo molto stanco, poi per fortuna andiamo a casa, stanco mi sdraio e subito mi addormento, con la solita sensazione di aver perso qualche cosa, ho aver sbagliato qualche cosa, forse avrei potuto fare di più di quello che ho fatto, manca sempre qualche cosa, aver fatto detto qualche cosa che non dovevo, sempre questa terribile sensazione!, poi mi addormento e questa sensazioni si attenua leggermente.
Comunque sono stato molto contento di aver partecipato a questa giornata, che ricorderò per molto tempo, tutto questo grazie a un complicato gioco.

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