Taketake Massachè

Al “Passa e vai” tutto andava secondo i programmi, la gente si divertiva e mangiava, anche Adele e Virgilio stavano passando una serata piacevole, avevano appena finito il primo, che il cameriere, visto da lontano, si avvicinò lentamente al loro tavolo e con modi garbati ritirò i loro piatti, tutti e due sorseggiarono un poco di vino e Virgilio continuò la sua storia: “Cosi i nostri incontri continuavano con una certa cadenza, io lo andavo a trovare, solita cosa, aspettavo, lui scendeva, saliamo e giochiamo, o meglio mi spiega sempre qualche cosa di nuovo di quel complicatissimo gioco, io facevo fatica a seguirlo, molte informazioni tutte assieme, tante cose nuove, ancora non conoscevo bene chi fosse il Cosmico e per questo ero sempre attento a quello che avevo attorno, ma il fatto che parlasse sempre del gioco mi faceva rimanere più tranquillo, la Principessa come al solito era in casa, ma restava nascosta, ma le lezioni andavano avati, cosi verso alla fine tentavo una partita e li mi rendevo conto che la confusione prendeva il sopravvento, ma aveva poca importanza, ogni volta riprendevo l’appuntamento per la prossima volta.
Cosi una di quelle volte il Cosmico preso dall’ enfasi dell’ gioco cominciò a raccontarmi qualche retroscena del suo gioco preferito, quel giorno mi raccontò del suo giocatore preferito, il famosissimo – Taketake Massachè – che in Giapponese vuol dire – gioca gioca, ma che stai a fà! – di questo giocatore aveva una devozione fuori dal comune, di lui e del suo stile Cosmico”, in quel momento Adele lo interruppe, “Come scusa!”, scquotendo la testa, “Cosmico, stile comisco, non ci capisco più niente”, poi Virgilio riprese le sue parole, “Non c’è niente di complicato, il Cosmico ha preso il suo nome dallo stile del suo maestro preferito, visto che lo ha professato in ogni angolo del paese e i suoi amici intimi lo hanno chiamato cosi, non c’è niente da capire. Comunque stavo dicendo che quel giorno mi parlava del suo maestro, cosi muovendo le mani nell’aria cercava di spiegarmi il suo maestro, sai che la potenza delle sue pietre si vede sul legno, una pietra delle sue ne vale dieci delle nostre, e poi li suo stile cosmico, lo porta a trascurare il bordo del legno per prendere tutto il centro, da vero e proprio dragone, non ho mai conosciuto un giocatore cosi grande e interessante, il mio idolo, pensa che mi hanno fatto firmare di suo pugno un ventaglio che conservo gelosamente, lo ha preso e con un pennello e inchiostro nero ha scritto – Al mio fans, che la forza della mano di Dio sia con te -, e mi ha anche fatto vedere il ventaglio, era in una teca di vetro, mi ha anche spiegato cosa fa quando gioca”, “E cosa fa?”, gli chiese Adele, “In quei posti è usanza giocare molto con il legno, si gioca ovunque, e i giocatori più forti si conoscono, cosi di solito cercano di giocare tra di loro per non vincere con molto vantaggio, ma ogni tanto capitava che qualche sprovveduto si presenta davanti al grande maestro, e lo sfidante gli chiedeva di giocare, cosi lui gli diceva – taketake – il ragazzo si sedeva e giocava, ma il distacco era troppo grande, giocare e perdere decorosamente con un 9 Dan professionisti era una cosa assurda, cosi da lontano si sentiva una voce che diceva, Massachè, quando ormai il maestro aveva fatto man bassa in ogni angolo del legno, e cosi finiva, il ragazzo ringraziava per le belle mazzate che aveva preso e poi andava; quella giornata con il Cosmico è stata molto strana, mi aveva mostrato altre cose sul suo gioco, con molto entusiasmo mi aveva mostrato dei programmi sul Pc, dei filmati animati che non avevo mai visto, patrite di grandi maestri e commentato le loro mosse, e tante altre cose, io ascoltavo tutto, mentre mi cade l’occhio sul mio cappotto, sopra c’era comodamente sdraiato il gatto d’oro, mi precipito e lo sposto, ma il Cosmico era lanciato – Sai che sabato prossimo giochiamo al parco, lo facciamo sempre nel periodo estivo -, e dove vi trovate?, – Al chiosco – Dove quello dietro il Museo della scienza e della tecnica?, – Si -, Va bene, gli dico, ci vediamo li la settimana prossima, – Va bene-, poi lo saluto e scendo le scale, sulla via del ritorno ancora avevo nella testa i discorsi che mi faceva, lo stile della roccia, quello dell’acqua, il pieno e il vuoto, la scuola del legno e gli esami di Stato per divantare professionisti, il fantasma Sai, tutte queste cose si rincorrevano e creavano confusione nella mia testa, ma la cosa che più mi faceva piacere era quella di scoprire, giorno per giorno, una bravissima persona, un vero amico”, Adele continuava ad ascoltare con attenzione, anche perché se gli raccontava queste cose, voleva dire che non ne ha fatte altre, magari di peggio, e questo per lei era un ottimo segno.
Ormai Adele era curiosa e voleva vedere dove Vigilio doveva arrivare, “Ma poi al parco sei veramente andato?”……

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