Una capinera.21 Novembre

Marianna! Marianna! piangi con me! ridi con me! abbracciami! Egli mi ama! nol sai?… mi ama! intendi?… non posso dirti dippiù! Tu comprenderai tutto quello che vogliono dire queste due sole parole: mi ama!

Ieri a sera, ti rammenti? ero con quella triste lettera dinanzi agli occhi, coi gomiti appoggiati al tavolino. Le lagrime cadevano chete chete sulla carta, e senza che me ne avvedessi cassavano quello che avevo scritto. Tutt’ a un tratto si udì rumore al di fuori… il rumore di un passo!… Sapresti dirmi perché il rumore di taluni passi si senta col cuore come se il cuore udisse? e perché scuota tutti i nervi, e faccia gelare tutto il sangue?… Levai gli occhi… la finestra era aperta, e dietro la finestra c’ era un’ombra, una voce che mi chiamava sommessamente… Lui! intendi?… Lui!… Se non gridai si fu perché mi mancò il respiro. «Perdonatemi, signorina,» mi diceva egli «perdonatemi» non diceva altro. Io non osava guardarlo: ma quelle parole mi scendevano al cuore dolci come il miele. «Vostra madre è ingiusta e cattiva con voi. Tutti laggiù si divertono, ed io ho pensato a voi ch’ eravate qui sola… Ho fatto male;» aggiunse dopo una breve pausa, durante la quale avrà udito i battiti del mio cuore; «mi perdonerete?» Allora levai gli occhi su di lui e lo vidi coi gomiti appoggiati sul davanzale e il mento sulle mani come l’avevo visto altra volta. Egli aveva pensato a me e la sua voce tremava! «Signore!…» gli dissi, «signore!…» e non sapevo dire altro. Allora egli si mise a sospirare così che sospirai anch’ io, ed egli mi disse: «Ascoltatemi, Maria…» e non diceva altro, e si passava la mano sugli occhi, pareva che balbettasse, lui, un uomo! io tremai tutta come se quel nome mi penetrasse da tutti i pori della viva carne. Mi diceva Maria!… capisci?… Perché mi faceva quell’effetto il sentirmi a chiamare per nome? «Ascoltatemi», ripigliò; «voi siete una vittima.» «Oh! no, signore!» «Sì, voi siete la vittima della vostra posizione, della cattiveria di vostra matrigna, della debolezza di vostro padre, del destino!» «No, signore, no!» «Perché dunque siete costretta a farvi monaca?» «Nessuno mi ha costretta, signore… è stata la mia libera volontà…» «Ah!» ed egli sospirò di nuo

vo, anzi mi parve che si asciugasse gli occhi. Io non potevo vederlo distintamente perché egli stava al buio, nel vano della finestra, e le lagrime mi velavano gli occhi. «La necessità», ripresi. Egli non disse nulla. Poi dopo alcuni istanti di silenzio mi domandò, ma la sua voce era rauca: «E rientrerete in convento?». Esitai, ma risposi: «Sì». Egli tacque di nuovo. Non disse più nulla. Allora aspettai, aspettai lungamente ch’ egli mi dicesse qualche cosa; mi asciugai gli occhi per vedere se fosse partito: era ancora lì, allo stesso luogo, nella stessa positura, soltanto aveva il viso celato fra le mani. Ciò mi diede animo e feci un passo per scostarmi dalla candela che mi infastidiva… Tu sai quanto sia angusto il mio camerino; in un passo si arriva alla finestra… Egli mi udì, alzò il capo e vidi che piangeva. Mi stese la mano senza dire una parola. Ci fu un istante che non vidi più nulla né con la mente né cogli occhi e mi trovai colle mani nelle sue. «Maria» mi diceva, «perché andrete in convento?» «Lo so io, forse? E’ necessario, nacqui monaca.» «Voi mi lascerete adunque?…» e piangeva in silenzio come un fanciullo, senza aver l’orgoglio che hanno gli altri uomini di nascondere le lagrime. Credo che piangessi anch’ io perché mi trovai le gote tutte bagnate, ed anche le mani… ma le mani potevano esser umide delle lagrime di lui che vi sentivo cadere sopra a goccia a goccia… anzi quando fui sola e chiusa nella mia cameretta… rimproverami, sgridami se vuoi… ma io baciai le mie mani ancora umide…

Rimanemmo molto tempo così in silenzio. Egli diceva soltanto: «Quanto son felice!». «Anch’ io!» risposi quasi senza avvedermene. Vedi, Marianna, piangevamo e dicevamo d’ esser felici! Ma ancora non ci eravamo detto che ci amavamo. Avevo il cuore inondato di tanta dolcezza che non pensavo più a nulla, e non mi vergognavo più di star con un uomo… con lui… sola di notte! Non parlavamo, non ci guardavamo… Tenevamo gli occhi fissi nel cielo, e mi pareva che le anime nostre si parlassero attraverso l’epidermide delle nostre mani e si abbracciassero nei nostri sguardi che s’ incontravano nelle stelle.

Marianna! Questa parte di Dio ch’ è stata data alla creatura deve essere ben grande se innanzi ad essa tutto è meschino, il peccato come il delitto, i doveri come le affezioni più care… Se essa può fare un paradiso di una sola parola!…

Ora ti lascio. Ho il cuore troppo pieno per pensare ad altro. Scrivendoti ho provato ancora le stesse emozioni… Ora ho bisogno di rimaner sola, di sognare e di pensare di esser felice…

 

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