Locke, John

(Wrington 1632 – Oates 1704), filosofo inglese, uno dei fondatori dell’empirismo. Studiò presso l’università di Oxford; vi ottenne incarichi accademici e fu amico di Robert Boyle e dei più eminenti scienziati del suo tempo, di cui condivideva gli interessi. Dal 1667 visse nella residenza londinese di Anthony Ashley Cooper, futuro conte di Shaftesbury, uomo politico di cui fu amico, consigliere e medico. Nel 1675, in seguito alla sconfitta politica di Shaftesbury, Locke riparò in Francia, dove studiò la filosofia di Cartesio e Gassendi; tornò per un breve periodo in Inghilterra ma dovette ancora fuggire in Olanda per motivi politici. In seguito alla Gloriosa rivoluzione del 1688, ritornò in Inghilterra, dove ottenne nuovamente cariche pubbliche.

Empirismo

 

Nella sua opera principale, Saggio sull’intelletto umano (1690), Locke sistematizzò la dottrina empirista, già illustrata da Francesco Bacone all’inizio del secolo. Contrario alle teorie dell’innatismo, Locke considerava l’intelletto dell’individuo alla nascita come una tabula rasa sulla quale l’esperienza scrive tutti i contenuti della conoscenza. Per Locke l’esperienza sensibile è alla base di ogni conoscenza umana, poiché, tramite la sensazione e la riflessione, fornisce all’intelletto i contenuti del pensiero (le idee), cioè le rappresentazioni della mente. Le idee possono essere di due tipi: semplici, derivanti direttamente dalla sensazione, e complesse, combinazione di molteplici idee semplici.

Teorie politiche

Grande importanza ebbero anche le analisi politiche contenute nei due Trattati sul governo (1690), nei quali Locke attaccò la teoria del diritto divino e respinse la teoria assolutista dello stato propugnata dal filosofo Thomas Hobbes. Per Locke, infatti, la sovranità non è dello stato, ma del popolo, a cui lo stato deve garantire tutti i diritti naturali. Se lo stato usurpa la sovranità popolare, i cittadini hanno il diritto di rimuovere, anche attraverso una rivoluzione, il potere costituito. Una forma di controllo dell’operato dello stato è la separazione dei poteri, distinguendoli in potere legislativo, esecutivo e giudiziario, e il loro equilibrio. Il suo liberalismo lo portò anche a riconoscere la separazione tra chiesa e stato e a promuovere la tolleranza e la libertà di culto.

 

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