Cinese, cinema

Sviluppo storico del cinema in Cina, a Hong Kong e a Taiwan.
In Cina le prime proiezioni cinematografiche si tennero a Shanghai nel 1896 e nel 1897, mentre la capitale, Pechino, dovette attendere sino al 1902. La prima produzione cinese a noi nota è Dingjun Shan (1905); si tratta della ripresa di alcune scene dell’Opera di Pechino. Seguì una breve comica, Tou Shao Ya, basata anch’essa sulla ripresa di un’opera teatrale e girata nel 1909 da Liang Shaobo.
Se si fa eccezione per alcune pellicole prodotte a Hong Khong, negli anni Venti il centro della produzione cinematografica cinese era Shanghai. Questo non vuol dire che il mercato cinematografico fosse fiorente; tutt’altro, un ufficiale di commercio americano, di passaggio in Cina, constatò che nel 1922 esistevano meno di 100 sale in tutto il paese; che la percentuale delle case di produzione che fallivano era molto alta; e infine che l’80-90% dei film proiettati in Cina e a Hong Kong erano d’importazione statunitense. La produzione cinese degli anni Venti era derivata dai generi hollywoodiani (soprattutto melodrammi, commedie e storie d’amore) oppure tratta da fonti appartenenti alla cultura popolare cinese, come racconti epici e leggendari e storie di arti marziali ispirati alla letteratura minore.
Il cinema cinese raggiunse livelli qualitativi estremamente elevati negli anni Trenta; in parte perché il mezzo iniziava ad attrarre giovani artisti e intellettuali, come lo scrittore-regista Sun Yu e lo sceneggiatore Xia Yan; e in parte perché la crescente minaccia di un’invasione giapponese dava slancio al cinema come voce della resistenza patriottica stimolando nel contempo un sentimento di identità nazionale. Le innovazioni formali, generalmente derivate dalle sperimentazioni hollywoodiane e sovietiche, si mescolavano a tematiche d’ispirazione comunista; gli argomenti trattati vertevano sui diritti delle donne, sulla diseguaglianza sociale e la difesa nazionale. Per quanto riguarda la tecnica cinematografica, va comunque rilevato che non era all’avanguardia: la produzione muta o solo parzialmente sonora continuò fino al 1935, mentre in Occidente il primo film sonoro risale all’autunno del 1927, quando uscì Il cantante di jazz interpretato da Al Jonson.
L’assenza di investimenti, la carente distribuzione e la censura politica attuata dal Kuomintang (KMT) portarono numerose case di produzione al fallimento: sopravvissero solo la Star Company (fondata a Mingxing nel 1922 dai registi Zhang Shichuan e Zheng Zhengqiu, ispiratisi alla MGM) e la United Photoplay Service (fondata a Lianhua nel 1930 da Luo Mingyou). Entrambe le società superavano le dodici uscite all’anno. La United, che aveva sotto contratto la diva Ruan Lingyu, soprannominata la Garbo cinese, produsse film di successo come Shennü (1934), regia di Wu Yonggang, uno dei film meno moralistici mai realizzati sulla prostituzione; e il thriller patriottico, sorprendentemente erotico, Da Lu (1934) per la regia di Sun Yu. La Star portò nelle sale film sofisticati come Malu Tianshi (1937) di Yuan Muzhi, feroce quanto romantico panorama sull’amore, la vita e l’ingiustizia sociale nei bassifondi di Shanghai.
L'”età dell’oro” del cinema di Shanghai venne bruscamente interrotta quando la città cadde in mano ai giapponesi nel 1937 (vedi Guerra sino-giapponese). Alcuni registi continuarono a lavorare sotto la supervisione giapponese; molti fuggirono a Hong Kong o nell’entroterra, a Wuhan, e realizzarono film a sostegno dello sforzo bellico. La produzione tornò a fiorire a Shanghai nel 1946; nel frattempo molte cose erano cambiate. L’inizio della guerra civile tra i nazionalisti del KMT e i comunisti rese più teso il clima politico, costringendo tutti i cineasti a prendere posizione. Alcuni registi vicini ai comunisti, costretti a fuggire a Hong Kong per evitare persecuzioni, furono paradossalmente raggiunti pochi anni dopo da cineasti legati ai nazionalisti, fuggiti in seguito alla vittoria maoista. I film dei tardi anni Quaranta si affidavano ai dialoghi e a una recitazione d’impianto teatrale più di quanto non avessero fatto i film d’anteguerra. In quel periodo si produssero film ora riconosciuti internazionalmente come classici; tra tutti, si ricorda l’analisi condotta da Fei Mu sulla depressione postbellica in Xiao Cheng zhi Chun (1948) e la parabola sulla solidarietà della classe lavoratrice tracciata da Zheng Junli in Wuya yu Maque (1949).
Il cinema della Repubblica popolare, di Taiwan e Hong Kong
La fondazione della Repubblica popolare nel 1949 comportò una divisione della cinematografia cinese. Nella Cina continentale, i comunisti si applicarono a reinventare il cinema facendone un mezzo di informazione e di istruzione popolare di cui potessero fruire le masse contadine; molti film divennero veicoli di propaganda governativa, sfidando le tradizioni particolaristiche e feudali, facendosi strumento di rieducazione ideologica e sostenendo la politica del governo nazionale. Dopo il 1949, l’importazione di pellicole straniere venne limitata ai soli paesi comunisti. Furono aperti in molte regioni nuovi studi cinematografici a gestione statale, e vennero migliorate la distribuzione e la presenza di sale di proiezione.
Circa 600 film vennero prodotti tra il 1949 e il 1965, anno che segnò l’inizio della rivoluzione culturale e che vide la chiusura delle sale per sei anni. Alcuni film prodotti nei primi diciassette anni di governo comunista tentarono di riportare in vita lo stile e l’eleganza della vecchia tradizione di Shanghai; i migliori esempi furono Xin Juzhang Daolai zhi Qian (1956), una satira alla Gogol dell’ex attore Lü Ban, e Wutai Jiemei (1964), un sontuoso melodramma sul mondo del teatro diretto da Xie Jin.
La ritirata dei nazionalisti del KMT a Taiwan nel 1949 gettò le basi per la nascita di una cinematografia sull’isola. L’Associazione centrale cinematografica del KMT fu la prima (e per molti anni la principale) casa di produzione, specializzata in film di propaganda, drammi storici e melodrammi borghesi. Questo esempio avvicinò progressivamente altri finanziatori al settore cinematografico; vide così la luce un buon numero di lungometraggi a basso costo in dialetto taiwanese, accanto alla più prestigiosa produzione in mandarino (vedi Lingua cinese).
Il centro di produzione cinematografica cinese più prolifico dopo il 1949 fu Hong Kong, dove si produssero film in mandarino e in cantonese. La produzione in cantonese rimase estremamente prolifica fino all’avvento della televisione avvenuto nel 1967: dai 125 lungometraggi all’anno degli anni Cinquanta si passò a più di 200 prodotti nel 1960 e nel 1961. Iniziata in sordina (6 film nel 1946, 15 nel 1950), la produzione in mandarino raggiunse presto il considerevole numero di 80 film nel 1970. I film più popolari erano quelli di genere sulle arti marziali, che diedero al cinema cinese i primi rilevanti successi internazionali e fecero di Bruce Lee il primo divo cinese conosciuto in tutto il mondo.
Il nuovo cinema cinese

Negli anni Ottanta, le strutture ripetitive delle produzioni e la disaffezione del pubblico locale crearono le premesse per la nascita del “nuovo cinema cinese”. I primi segnali del cambiamento si ebbero a Hong Kong nel 1979, quando Ann Hui (Xu Anhua), Tsui Hark (Xu Ke), Yim Ho (Yan Hao), Allen Fong (Fang Yuping) e altri giovani registi (molti dei quali si erano formati alle scuole di cinema americane ed europee) passarono dalla televisione al cinema, lanciando nuove case di produzione indipendenti e affrontando inedite tematiche sociali e culturali. Il loro esempio venne presto seguito a Taiwan, dove l’Associazione centrale cinematografica iniziò a produrre film a episodi diretti da esordienti come Edward Yang (Yang Dechang), Hou Xiaoxian, Wang Tong e Wan Ren.
Il nuovo cinema raggiunse la Cina continentale nel 1984, quando un gruppo di neolaureati dell’Accademia cinematografica di Pechino iniziò a dirigere film che volevano suscitare interrogativi senza fornire risposte politiche preconfezionate. Huang Tudi (1984) di Chen Kaige; Daoma Zei (1986) di Tian Zhuangzhuang e Sorgo rosso (1987) di Zhang Yimou rinnovarono la produzione dando per la prima volta risonanza mondiale ai film cinesi. Grazie all’opera di questi cineasti, la cinematografia cinese è considerata una delle più vivaci degli anni Novanta e, come nel caso di John Woo, ha ispirato il lavoro di registi come Quentin Tarantino. Film come Ju Dou (1990) e Lanterne rosse (1991) di Zhang Yimou con l’attrice Gong Li, Lan Fengzheng (1993) di Tian Zhuangzhuang e Addio mia concubina (1994) di Chen Kaige hanno ottenuto riconoscimenti ai più importanti festival, nomination all’Oscar e ottimi risultati commerciali. Sono stati questi film ad avviare la pratica delle coproduzioni tra Hong Kong, Taiwan e altri paesi, contribuendo alla riunificazione dei tre centri di produzione cinesi del dopoguerra.

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