Tunisia

Repubblica dell’Africa settentrionale; a nord e a est è bagnata dal mar Mediterraneo, a sud-est confina con la Libia e a ovest con l’Algeria. La superficie totale è di 154.530 km2. Tunisi è la capitale e il centro principale del paese.

Territorio

 

 

La Tunisia può essere suddivisa in quattro principali regioni fisiche. A nord, la catena dell’Atlante, le cui vette raggiungono un’altezza che va dai 600 m ai 1500 m, attraversa il paese da sud-ovest a nord-est. Il Majardah, l’unico vero e proprio fiume del paese, che sfocia nel golfo di Tunisi, attraversa una fertile vallata pianeggiante incuneata tra i monti. A sud, i rilievi lasciano il posto a un vasto altopiano che, raggiungendo in media i 600 m di altezza, discende gradualmente verso gli shatts, o chotts, bacini salati situati sotto il livello del mare. Scendendo ancora verso sud, gli shatts si congiungono al deserto del Sahara, che copre circa il 40% della superficie complessiva della Tunisia. La costa (lunga circa 1150 km ), rocciosa a nord e sabbiosa a sud-est, è inframmezzata da numerose insenature e golfi, tra cui si cita il golfo di Gabès, che racchiude le isole di Djerba e di Kerkennah.

Clima

A nord prevale un clima temperato di tipo mediterraneo, con temperature che vanno dagli 8,9 °C, durante l’inverno, ai 25,6 °C in estate. In queste regioni, la stagione delle piogge dura da ottobre a maggio, con precipitazioni medie annuali di circa 610 mm. Spostandosi verso sud, il clima diventa progressivamente più caldo e più secco, fino a diventare desertico nella zona del Sahara, dove le precipitazioni annue si riducono a 200 mm.

Flora e fauna

La flora, in particolare sulle coste settentrionali, è di tipo mediterraneo. Le regioni montuose del nord, fertili e ben irrigate, sono caratterizzate, infatti, da fiorenti vigneti e da fitte foreste di querce da sughero, pini e ginepri. Più a sud, il clima secco determina la presenza della steppa, in cui predominano le erbe selvatiche e un’ampia varietà di arbusti. Nelle aride regioni dell’estremo sud, le palme da dattero crescono solo nelle oasi.Tra gli animali selvatici, si trovano la iena, il cinghiale selvatico, lo sciacallo e la gazzella. Sono presenti anche molti serpenti velenosi come il cobra e la vipera cornuta.

Popolazione

La popolazione ammonta a 8.735.885 abitanti (1995), con una densità media di 56 unità per km2. Circa i tre quarti della popolazione è concentrata lungo le coste, mentre il restante 30% vive nelle aride regioni centrali e settentrionali. Tunisi, con una popolazione di 881.560 (1994), è la città più estesa nonché un importante centro portuale. Altri centri di rilievo sono Sfax, Susa e Biserta.

Nel corso dei secoli, la Tunisia è stata spesso terra di invasione o di colonizzazione di diversi popoli, tra cui i romani, i vandali e gli arabi. La popolazione, tuttavia, è fondamentalmente di origine berbera e araba. È inoltre presente una cospicua percentuale di stranieri, soprattutto algerini.

Lingua e religione

L’Islam è la religione di stato, professata da oltre il 96% della popolazione, aderente alla dottrina sunnita. Esistono, tuttavia, minoranze di cattolici, di ortodossi, di protestanti e di ebrei.

La lingua ufficiale è l’arabo, anche se il francese, retaggio della colonizzazione, resta ancora lingua d’insegnamento scolastico. Diffuso è inoltre l’inglese. L’idioma berbero sopravvive unicamente all’interno di una ristretta minoranza.

Istruzione e cultura

L’istruzione primaria è gratuita e obbligatoria. L’istruzione secondaria si articola in un sistema di college e di università, dove, insieme all’arabo, è adottata anche la lingua francese. Le biblioteche e altri istituti culturali sono in massima parte concentrati a Tunisi, dove sorgono, ad esempio, il Museo nazionale del Bardo, fondato nel 1888, che espone collezioni di arte punica, greca, romana e islamica, e il Centro culturale internazionale di al-Hammamat. A Cartagine, sulle rovine della antica città, si svolge invece il festival di Cartagine, un importante meeting artistico internazionale.

Economia

L’economia tunisina è basata essenzialmente sui settori agricolo e minerario, a cui si affiancano il turismo e l’industria, in via di espansione. Il Prodotto Interno Lordo (PIL) pro capite è attestato intorno a 1800 dollari USA (1994).La moneta della Tunisia è il dinar tunisino, emesso dalla Banca centrale di Tunisia (fondata nel 1958).

Agricoltura

A causa dei frequenti periodi di siccità e della mancanza di risorse idriche, soprattutto nel sud del paese, la media annuale dei raccolti è fluttuante. Le principali colture delle fertili pianure del nord forniscono frumento, orzo, pomodori, verdure, meloni e uva. Sulla penisola di Cap Bon è particolarmente diffusa la coltivazione degli aranci. Non mancano inoltre gli oliveti, dislocati soprattutto nelle regioni centrali semidesertiche, e i datteri, presenti nelle oasi del Sahara. Nelle regioni settentrionali la presenza di pascoli favorisce l’allevamento di bestiame, essenzialmente costituito da ovini, cui seguono bovini, cammelli e cavalli.

Pesca

Sulla costa e intorno ai più importanti centri portuali, quali Tunisi e Biserta, si è sviluppata una fiorente industria ittica. Il pescato consta soprattutto di tonni e sardine, in gran parte destinate al consumo interno.

Risorse minerarie

 

Le principali risorse del sottosuolo sono il petrolio e i fosfati. Consistenti anche le estrazioni di gas naturale, ferro, piombo e zinco. I giacimenti petroliferi sono situati sia in alto mare che sulla terraferma, in particolar modo a sud, dove nuovi depositi sono stati scoperti all’inizio degli anni Ottanta.

Dopo l’indipendenza, il governo tunisino ha cercato di promuovere uno sviluppo industriale essenzialmente orientato verso l’esportazione, incoraggiando così i settori tessile, agroalimentare e petrolchimico. Lo zuccherificio di Bèja, la raffineria di petrolio di Biserta e l’acciaieria a Menzel Burghiba costituiscono i più importanti complessi industriali del paese; il settore tessile resta comunque quello con maggior numero di occupati. Si aggiungono, inoltre, stabilimenti di lavorazione di fosfati, fabbriche di apparecchi radiotelevisivi e manifatture ittiche. Il fabbisogno energetico è soddisfatto da centrali di origine termica.

Commercio

La bilancia del commercio estero è ogni anno in deficit, a causa dell’enorme volume di importazioni che domina gli scambi. Vengono esportati essenzialmente petrolio, fosfati, ferro, acciaio, piombo, prodotti tessili, foraggio secco, olio d’oliva, vino e agrumi, mentre vengono importati attrezzature meccaniche ed elettriche, prodotti derivati dal petrolio e prodotti alimentari. I maggiori partner commerciali sono Francia, Italia, Germania, Spagna, Belgio, Lussemburgo e Stati Uniti.

Turismo

Il turismo, che dai primi anni Novanta, ha conosciuto un vivace impulso, costituisce un’importante fonte di valuta estera. La bellezza delle spiagge e l’interesse suscitato dai luoghi archeologici, quali ad esempio Cartagine, richiamano, infatti, un sempre crescente flusso di visitatori che fanno della Tunisia il paese più turistico dell’Africa settentrionale.

Trasporti e comunicazioni

La Tunisia può contare su una rete stradale di circa 29.000 km (1990), asfaltati al 60%, e su un sistema ferroviario che si estende per 2260 km (1993). I più importanti porti commerciali sono Tunisi, Bizerte, Susa, Sfax, Zarzis e Gabès. Un quinto porto, As Sukhayrah, è specializzato nello stivaggio del petrolio. Un sesto porto è in via di costruzione a Qabis. Il paese dispone, inoltre, di cinque aereoporti internazionali, due dei quali sono situati a Tunisi.

Ordinamento dello stato

Sulla base della Costituzione del 1959 la Tunisia è una Repubblica sovrana, libera e indipendente. Il presidente – che ha funzioni di presidente del Consiglio dei ministri, di capo dello Stato e di comandante supremo dell’esercito – viene eletto a suffragio universale ogni cinque anni, così come i 163 deputati dell’Assemblea nazionale.

Sul versante dell’organizzazione giudiziaria, le Corti civili hanno assorbito le funzioni che spettavano un tempo ai tribunali religiosi, ora aboliti, i quali amministravano la legge islamica shariah. La corte di Cassazione, con sede a Tunisi, ha una sezione penale e tre sezioni civili. Le tre corti di appello sono dislocate, rispettivamente a Tunisi, Susa e Sfax. Dal punto di vista amministrativo, la Tunisia è divisa in 23 governatorati, ognuno dei quali diretto da un governatore designato dal presidente.

I servizi sociali prevedono l’assistenza gratuita per le fasce meno abbienti e un sistema di previdenza sociale che, istituito nel 1950, garantisce l’indennità di malattia e di maternità, oltre alle pensioni d’anzianità.

Storia

 

Popolata fin dai tempi più antichi dalle popolazioni berbere, la Tunisia conobbe, dopo la conquista fenicia (vedi Fenicia), lo sviluppo della potenza marittima di Cartagine, la città-stato fondata nell’814 a.C. L’espansione cartaginese condusse i naviganti sulle limitrofe coste della penisola iberica, della Sardegna e della Sicilia meridionali. Nel tentativo di consolidare le proprie conquiste territoriali e di estenderle al resto della penisola italica, lo scontro con la nascente potenza repubblicana di Roma fu inevitabile. La serie delle guerre puniche, iniziate nel 264 a.C. e conclusesi nel 146 a.C., determinò la sconfitta irreversibile di Cartagine. A partire quindi dal II secolo a.C. fino al V secolo d.C. la Tunisia costituì, con la Libia, la provincia romana dell’Africa proconsolare. Con la caduta dell’impero romano d’Occidente, nel V secolo d.C., il territorio tunisino fu invaso dai vandali, popolazione germanica che conservò il controllo della regione dal 439 al 533 d.C., anno della riconquista attuata dal generale bizantino Belisario.

Nel VII secolo l’arrivo degli arabi determinò un rapido processo di islamizzazione e di arabizzazione, che in parte assorbì la precedente cultura romano-cristiana. Nota dapprima con il nome di Ifriqiya, nel corso del XII secolo la regione assunse il nome Tunisia dalla città di Tunisi, divenuta sede del governatore dell’impero maghrebino degli almohadi. Governato di fatto in modo autonomo dalle dinastie imperiali arabe, l’intero territorio conobbe il breve dominio dell’esercito spagnolo, tra il 1573 e il 1574, anno in cui l’impero ottomano impose la propria egemonia. Sotto i turchi ottomani, dal 1574 al 1881, il paese godette di un periodo di relativa stabilità. L’esercizio del potere fu affidato ad amministratori locali, a loro volta sottoposti ai cosiddetti beys (governatori). Nel 1705 il governatore di Tunisi al-Husain ibn Ali, pur riconoscendo la sovranità ottomana, ottenne il riconoscimento del diritto alla successione ereditaria, fondando così la dinastia degli Husaynidi, il cui governo assicurò un periodo di discreta prosperità, in parte derivante dalla florida attività di pirateria, definitivamente debellata nel corso del XIX secolo.

Sempre durante l’Ottocento il governo tunisino attraversò una grave crisi economica, in parte provocata dalla sfrenata dissipazione dei beys e dalla necessità di frequenti e costose rappresaglie contro le sollevazioni di gruppi ribelli. Le nazioni creditrici, ovvero Francia, Italia e Gran Bretagna, iniziarono nel frattempo a nutrire ambizioni imperialiste nei confronti dell’Africa settentrionale e, nel 1830, la Francia conquistò e annetté l’Algeria. Al congresso di Berlino del 1878 essa accettò di abbandonare ogni pretesa su Cipro in cambio di un reciproco impegno, circa le sue mire sulla Tunisia, sottoscritto dalla Gran Bretagna. L’esercito francese penetrò nel territorio tunisino nel 1881, passando per l’Algeria. Ridotta al silenzio, dopo una serie di aspri conflitti, l’opposizione indigena, il 12 maggio 1881, il bey allora in carica firmò il trattato di Kasser Said, noto anche come trattato di Bardo, che istituiva il protettorato francese.

La diffusione, agli inizi del 1900, degli ideali democratici, condusse alla formazione di un movimento indipendentista, quello dei cosiddetti Giovani tunisini. La repressione francese riuscì, tuttavia, a tener testa ai movimenti patriottici fino al 1920, data della fondazione del partito Destour, che proponeva un vasto programma di riforme costituzionali. Quest’ultimo, bandito nel 1925, continuò tuttavia la sua attività, soprattutto durante la Grande Depressione del 1930. Nel 1934, una nuova formazione, chiamata Neo Destour, affiancò il precedente partito nazionalista. Guidato da Habib Burghiba, il partito Neo Destour si differenziò immediatamente dal più moderato Destour, nell’instaurare una fitta rete clandestina di scambi e contatti con i gruppi estremisti francesi, marocchini e algerini. Entrambi i partiti furono tuttavia sciolti nel 1938.

Durante la seconda guerra mondiale, le autorità francesi insediate in Tunisia collaborarono attivamente con il governo di Vichy, tuttavia nel 1942 le truppe alleate conquistarono l’Algeria e il Marocco, mentre nel 1943 decretarono la sconfitta tedesca nella regione. Al termine del conflitto, nel 1945, Burghiba fu costretto a rifugiarsi in Egitto. La Francia cercò di contenere le spinte indipendentiste, formando, nel 1947, un governo composto in gran parte da tunisini. Il ritorno di Burghiba, nel 1949, decretò la ripresa della lotta di liberazione che, sotto la guida del partito Neo Destour, sembrò registrare, nel 1954, una svolta decisiva. Il 31 luglio, infatti, il primo ministro francese Pierre Mendès-France garantì al protettorato piena autonomia interna, riconoscendo un governo interamente composto da tunisini.

Nel giugno del 1955 ripresero i negoziati bilaterali Francia-Tunisia per ampliare la sfera d’autonomia del protettorato, pur conservando la Francia il controllo sulla politica estera e sulla difesa. In settembre fu insediato a Tunisi il primo governo tunisino dopo 74 anni. Molti nazionalisti si opposero attivamente al nuovo regime, chiedendo un maggior grado di indipendenza. Il 20 marzo 1956 fu siglato un nuovo protocollo che abrogava il trattato di Bardo del 1881, riconoscendo così la Tunisia come una monarchia costituzionale sovrana governata dal bey di Tunisi. Le prime elezioni legislative nazionali ebbero luogo il 25 marzo dello stesso anno e sancirono la vittoria del partito Neo Destour. L’8 aprile Burghiba fu eletto presidente della prima Assemblea nazionale tunisina, e l’11 aprile fu nominato premier. L’assemblea adottò una costituzione che trasferiva al popolo tunisino il potere legislativo, fino ad allora esercitato dai bey. Il Partito Neo Destour confermò la propria influenza il 5 maggio 1957, quando conquistò circa il 90% dei consensi nelle elezioni amministrative, cui, per la prima volta, vennero ammesse anche le donne.

Il 25 luglio 1957 l’Assemblea nazionale abbattè le ultime vestigia della monarchia, destituendo il bey e proclamando la Repubblica di Tunisia, di cui Burghiba fu eletto presidente. Il 5 agosto le nuove autorità repubblicane confiscarono tutti i fondi e le proprietà del bey. Nei mesi successivi, gran parte del personale statale francese fu rimosso e allontanato, determinando così la partenza di circa un terzo dei residenti francesi. Le relazioni con la Francia si deteriorarono verso la fine del 1957, in seguito agli scontri fra truppe francesi e tunisine sul confine con l’Algeria. Durante i primi mesi del 1958 la crisi si acuì e, l’8 febbraio, alcuni aerei francesi bombardarono il villaggio tunisino di Sakiet-Sidi Youssef, provocando numerose vittime civili. Nell’ottobre dello stesso anno la Tunisia entrò a far parte della Lega araba.

Le relazioni diplomatiche tra i due paesi ripresero timidamente nel 1959, grazie a un accordo che garantiva la continuazione dell’assistenza tecnica francese. Nel 1960, la Tunisia concordò con Parigi il parziale pagamento per le terre confiscate ai cittadini francesi. Una nuova costituzione fu promulgata il 1° giugno 1959 e, nel novembre dello stesso anno, Burghiba fu rieletto presidente; inoltre, il partito Neo Destour, non avendo di fatto rivali, conquistò tutti i seggi all’Assemblea nazionale.

Nel 1961, il rifiuto francese alla richiesta tunisina di evacuare immediatamente la base navale di Biserta generò nuove tensioni: le truppe tunisine, infatti, posero sotto assedio la base. Le forze francesi forzarono il blocco e circondarono l’intera città, con un tributo di 1300 vite umane tunisine. Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU intervenne il 22 luglio, con una risoluzione che imponeva il cessate il fuoco e che obbligava la Francia a liberare la città dall’assedio. La risoluzione dell’ONU rimase inapplicata fino al 1963 quando, dopo lunghe trattative, la Francia si ritirò completamente dalla regione.

Tra il 1963 e il 1964 la Tunisia cercò di instaurare una cooperazione politica ed economica più proficua con le altre nazioni nordafricane: fu risolta una disputa di confine con l’Algeria, e anche le relazioni con il Marocco migliorarono. Agli anni Sessanta risale inoltre il tentativo di migliorare i rapporti con il mondo arabo orientale, in particolare con l’Egitto. Nel maggio 1964, l’Assemblea nazionale decise l’espropriazione delle terre appartenute agli stranieri, in massima parte ai francesi. La Francia reagì togliendo ogni assistenza finanziaria alla Tunisia.

La nazionalizzazione della terra avvicinò il partito al potere ai principi del collettivismo socialista e, per le elezioni del novembre 1964 (vinte da Burghiba e dal suo schieramento), il partito Neo Destour cambiò il suo nome in Partito Socialista destouriano. Nell’aprile 1965 Burghiba propose di avviare un negoziato tra gli stati arabi e Israele sulla base della risoluzione ONU del 1947, relativa alla nascita del nuovo stato ebraico. Al rifiuto di Israele si aggiunse quello della maggioranza degli stati arabi, in particolare dell’Egitto, con cui iniziò un periodo di tese relazioni diplomatiche.

Nel 1966 si verificò un riavvicinamento tra la Tunisia e l’Arabia Saudita, mentre i rapporti con l’Egitto peggiorarono ulteriormente. Nella guerra yemenita, la Tunisia appoggiò l’Arabia. Quando, nell’aprile-maggio 1967, il confronto diplomatico arabo-israeliano si intensificò, la Tunisia diede il suo totale appoggio all’Arabia, riallacciando di conseguenza le relazioni diplomatiche con l’Egitto.

Burghiba fu rieletto per la terza volta nel novembre del 1969, mentre in marzo venne nominato presidente a vita “in riconoscimento dei servizi resi al paese”. All’inizio degli anni Settanta, la Tunisia conobbe un discreto sviluppo economico, grazie soprattutto alle sue risorse petrolifere. Migliorarono le relazioni diplomatiche con Francia e Cina, mentre Burghiba espresse il proprio dissenso riguardo alle intenzioni americane e sovietiche nel Medio Oriente. Nel 1982 la Tunisia diede asilo al leader della Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP), Yasser Arafat, e alle centinaia di suoi seguaci che erano stati espulsi dal Libano. Le rivolte interne del 1984 costrinsero Burghiba ad annullare gli aumenti dei prezzi sui prodotti alimentari primari. L’anno successivo, le relazioni con la Libia si interruppero dopo l’espulsione di circa 30.000 lavoratori tunisini dal territorio libico. Nel corso dello stesso anno, un attacco aereo israeliano demolì un quartier generale dell’OLP vicino a Tunisi. Nel novembre 1987 il generale Zine el-Abidine Ben Ali depose Burghiba e assunse la presidenza, liberando così i prigionieri politici, legalizzando la maggior parte dei partiti di opposizione e alleggerendo la censura che gravava sulla stampa. Sebbene molti partiti contestassero le elezioni dell’aprile 1989 (le prime elezioni libere tunisine dal 1956), il partito Assemblea Costituzionale Democratica ottenne tutti i seggi. Alle elezioni presidenziali e legislative del marzo 1994, Ben Ali e il suo partito furono rieletti a grande maggioranza, ma i partiti di opposizione guadagnarono, per la prima volta, alcuni seggi.

 

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