Otorino, il giorno dopo

La mattina mi alzo alle sette e dopo essermi sistemato vado subito all’ospedale, avendo preso delle ferie per assistere mio padre, il traffico come previsto era intenso in alcuni tratti prevedibili in altri più scorrevole, il parcheggio dell’ospedale era pienissimo, ma non a pagamento, strano, penso a quello che frequento spesso, ogni buco è a pagamento e quei pochi posti che ci sono liberi bisogna conoscerli e sperare di trovarli liberi; entro nell’ospedale e ancora faccio fatica ad orientarmi, corridoi che girano e rigirano, poi se perdi l’orientamento ti ritrovi da dove sei partito, per una persona che non è pratica sembra un labirinto, mentre giravo per raggiungere l’ascensore, mi viene in contro il vicino di letto di mio padre, e mi dice: “Questa notte è successo un casino, suo padre si girava e si sporgeva dal letto, fino a che è caduto, ha sbattuto il naso, un casino!”, cosi mi affretto, salgo le scale a piedi e lo raggiungo, lo trovo con un grosso cerotto sul naso, “Ma è possibile che non posso lasciarti un’ attimo da solo!”, “Ma cosa è successo?, non mi ricordo”, sistemo le cose e mi risiedo sulla mia poltroncina, uno dei compagni di mio padre è andato via, l’altro era ancora attaccato alla flebo, l’altro era in giro, cerco di leggere qualche cosa ma tutto mi da annoia, e continuo a cambiare libro, passano gli inservienti a pulire o gli infermieri ad assistere i pazienti, a un certo orario arrivano i medici e fanno uscire tutti i parenti, mi siedo in sala d’attesa e aspetto che escono.

Alle undici torno a casa per fare mangiare mia madre, poi ritorno da mio padre, stesso giro, stesso traffico.

Il pomeriggio mi è sembrato più lungo della mattina, meno fastidi da parte degli infermieri, e mentre tutti erano sdraiati hanno cominciato a parlare, nessuno ha fatto nomi, ma parlavano chiaramente di loro, quello che aveva la flebo, aveva un blocco intestinale, e mentre parlava beveva una lavanda gastrica, il ragazzone l’indomani doveva fare un piccolo intervento, roba da poco, e l’altro non ha detto cosa doveva fare, ma era molto socievole, due Bergamaschi e un Siciliano, loro erano andati in vacanza a Sciacca e ne apprezzavano il ricordo, poi il pomeriggio si è srotolato velocemente, ancora ero molto preoccupato per mio padre e non davo molta attenzione al resto.

Verso le diciannove vado via, e dopo un’ora torno a casa, avendo ancora tutto da fare, pronto a ripetere l’indomani.

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