La nostra mente non può fare a meno di pensare.
Essa pensa in continuazione, perché questa è la sua natura.
Ma noi non siamo la nostra mente. La nostra realtà trascende il pensiero, è al di là di ogni espressione a livello fisico o mentale. Diretta conseguenza di quella asserzione è che il mondo creato dai nostri pensieri non è molto reale. Il pensiero non riesce a captare la realtà di un qualsiasi elemento della creazione. Quando guardo una rosa, non mi limito a gustarne la bellezza o il profumo, senza pensare. La mente comincia subito a ragionare sulle caratteristiche di questo fiore, a far paragoni e cosi via.
Perciò l’essenza profonda dell’esperienza viene quasi totalmente perduta. Giudicando ciò che ci circonda, perché proprio questo vuol dire pensare, cataloghiamo le varie situazioni, cose e persone, creandoci attorno qualcosa simile a un involucro. Viviamo nel nostro bozzolo, incapaci di vedere al di là dei nostri preconcetti. Tali preconcetti non sono innati. La nostra mente, fin dalla nascita, subisce uno stillicidio continuo di informazioni che hanno lo scopo di “educarla”, cioè renderla conforme alla vita della comunità. Queste informazioni, che ci vengono trasmesse dalle fonti più svariate, ma tutte egualmente potenti, come la scuola, la famiglia, l’ambiente sociale, la religione, creano un vero e proprio schermo intorno al nostro cervello.
Ci troviamo così condizionati, cioè programmati a dare determinate risposte a determinati stimoli. Se temo una certa cosa, la mia risposta, cioè la mia reazione, sarà direttamente determinata dal condizionamento ricevuto. Potrò perciò comportarmi da vile, da temerario, da aggressivo, da indifferente e cosi via. Le reazioni sono infinite, dato un determinato stimolo, perché infiniti, o quasi, sono i programmi che possono essere stati inseriti nella nostra mente fin dalla più tenera età. Anche l’esempio ricevuto da altri, una semplice immagine, una parola udita per caso, hanno contribuito ad arricchire il nostro “computer” mentale. Adesso però siamo adulti. Siamo quindi capaci di vedere se il “programma” che dirige la nostra vita non è più rispondente alle nostre esigenze.
Se decidiamo che , in effetti, non lo è, non siamo obbligati a tenercelo per sempre. Ogni condizionamento può essere eliminato e sostituito con un altro di nostra scelta. È esattamente lo stesso procedimento che usiamo con il computer in ufficio, o la lavatrice per la quale selezioniamo un diverso programma a seconda dei capi che dobbiamo lavare. Se si lascia tale programma invariato, resterà cosi per sempre. Se decidiamo che non ci serve più, o non ci piace più, o abbiamo un’idea migliore, possiamo imparare come cancellarlo e riprogrammare il tutto secondo le nostre attuali esigenze.