Violenza

By controstorie

In diritto si definisce violenza ogni azione che limiti la libertà di un’altra persona. Il diritto penale punisce gli atti di violenza commessi contro la persona stabilendo pene per il reato di rapina, estorsione e violenza carnale e per i casi in cui la violenza sia stata compiuta danneggiando le cose. Per il diritto civile si ha invece violenza quando, con le minacce, una persona costringe un’altra persona a concludere un negozio che altrimenti quest’ultima non avrebbe concluso, o avrebbe concluso a condizioni diverse; la legge tutela la vittima delle minacce prevedendo che il negozio stipulato sotto la minaccia fisica o psichica sia invalido, ossia non abbia conseguenze giuridiche.

Violenza domestica

Fra le forme di violenza una delle più comuni è quella definita “domestica”. Essa comporta lesioni e vessazioni di varia natura, anche psicologica, inflitte da un familiare. Generalmente ci si riferisce a donne che subiscono violenza da parte di un partner maschile (da qui il termine “donne maltrattate”), tuttavia gli studi in questo campo stanno progressivamente occupandosi anche di “uomini maltrattati”. I maltrattamenti possono anche essere inflitti dai genitori ai figli (in questo caso, si parla di violenza su minori, soprattutto se la violenza è anche sessuale) oppure possono essere i figli a maltrattare i genitori anziani. La violenza domestica è un fenomeno molto diffuso e storicamente riscontrato in numerose società, anche se all’interno di modelli culturali alquanto dissimili. Per molti secoli, infatti, nella maggior parte del mondo le donne non furono destinatarie di forma di tutela legale e gli uomini, pertanto, in quanto “responsabili” del loro comportamento avevano il diritto di punirle, anche fisicamente.

Anche oggi la violenza domestica è in alcuni paesi un comportamento tollerato. Similmente al caso dei dati sullo stupro e sulla violenza sessuale in genere, i dati raccolti su questo fenomeno indicano un incremento (occorre tuttavia sottolineare che ad aumentare sono probabilmente le denunce, non i casi in sé). Nonostante il mutato clima politico e sociale, che offre alle donne e ai minori maggiori garanzie, il maltrattamento continua a essere una pratica diffusa, una forma di tirannia, in cui il violento esercita il proprio potere illegittimo attraverso la forza, in quanto si sente incapace di controllare la situazione in altro modo.

Gli studi di sociologia della famiglia hanno evidenziato che la violenza domestica ha luogo prevalentemente in famiglie di disoccupati o, comunque, in casi di rilevante difficoltà finanziaria. Anche l’alcolismo e l’uso di sostanze stupefacenti sono altamente correlati con la violenza domestica: si è stimato che nelle famiglie con problemi di alcolismo la probabilità di atti violenti appare doppia rispetto alle famiglie normali. Gli studiosi sono però abbastanza concordi nel sottolineare il fatto che non esiste un “aggressore tipico”, in quanto il fenomeno della violenza domestica è diffuso anche nelle famiglie borghesi con elevati livelli di istruzione.

Gli psicologi ritengono che gli individui maltrattati nell’infanzia, o che hanno comunque assistito a violenze tra i propri genitori, hanno una maggiore probabilità di divenire violenti con i propri familiari, una volta raggiunta l’età adulta. Inoltre le donne che hanno visto durante l’infanzia picchiare la propria madre hanno una maggiore probabilità di divenire a loro volta vittime di mariti violenti. La violenza domestica può comportare danni fisici ma ancor più gravi danni psicologici: infatti le vittime soffrono di scarsissima autostima e tendono a colpevolizzarsi per le ingiurie subite. Succede molto spesso che la vittima non abbia il coraggio di abbandonare il partner che la maltratta, anche se le percosse sono così violente da mettere a rischio la vita stessa. La paura di questo abbandono è legata sia a fattori psicologici (scarsa autostima, convinzione di poter far cessare le percosse migliorando il proprio comportamento verso il marito) sia all’effettiva difficoltà di trovare una sistemazione alternativa.

Assistenza e protezione alle vittime

In Italia, così come in molti altri paesi occidentali, il diritto penale si dimostra non del tutto sufficiente ad affrontare casi di questo tipo. Infatti, anche se si è ormai del tutto superato l’atteggiamento, un tempo diffuso, secondo cui non si doveva intervenire all’interno di relazioni private come quella fra moglie e marito, il tribunale è tuttavia in grado soltanto di obbligare il coniuge violento ad abbandonare la dimora familiare, ma è molto meno efficace nel difendere le vittime, prevenendo ulteriori violenze. Un grande contributo è venuto in tal senso dall’istituzione di “case per la donna maltrattata”, che forniscono alle vittime e ai loro figli un concreto aiuto sia in termini di assistenza psicologica sia in termini di dimora alternativa, almeno nel breve termine. Nell’ultimo decennio del XX secolo questi centri, sorti in varie città italiane, hanno avviato collaborazioni sempre più strette sia con gli enti locali sia con i tribunali, in modo da rendere i programmi di assistenza sempre più efficaci.

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