Gioco da tavolo per due persone. Vengono utilizzati 32 scacchi, 16 neri e 16 bianchi per ciascun giocatore, composti di un re, una regina, due torri, due alfieri, due cavalli e otto pedoni. Si gioca su un tavoliere quadrato, chiamato scacchiera, diviso in 64 caselle alternatamente bianche e nere, disposto in modo che ciascun giocatore abbia la casella bianca nell’angolo inferiore destro.
Scopo del gioco è catturare il re dell’avversario, cioè dare scacco matto. Sebbene sia facile comprenderne e ricordarne i rudimenti, il gioco degli scacchi è piuttosto complesso e richiede uno studio approfondito e un’intensa concentrazione.
Nel corso dei secoli furono usati i più disparati materiali per i pezzi degli scacchi, dal legno alla pietra, dall’avorio all’osso, ad argento, oro, bronzo e alabastro; frutto dell’abilità di esperti artigiani, molte scacchiere costituirono vere opere d’arte. Attualmente gli scacchi sono realizzati in legno o plastica; ne esistono piccole versioni portatili e varianti elettroniche nelle quali il giocatore sfida il computer.
Movimenti e regole del gioco
All’inizio di ogni partita i pezzi vengono posizionati sulla scacchiera con la regina bianca sulla casella bianca e la regina nera sulla casella nera opposta alle due estremità della stessa linea verticale. Accanto alla regina viene posto il re e ai due lati vengono disposti simmetricamente gli alfieri, i cavalli e le torri; davanti sono schierati i pedoni. Il bianco muove per primo.
Ogni pezzo viene mosso in specifiche direzioni seguendo precise modalità. La regina è più potente; seguono nell’ordine le torri, gli alfieri e i cavalli. Un pezzo viene catturato (e quindi eliminato dalla scacchiera oltre che dalla partita) quando un pezzo dell’avversario occupa la casella sul quale esso si trova. Non è obbligatorio “mangiare” un pezzo avversario quando se ne ha la possibilità.
Il re è “in scacco” quando è esposto alla minaccia di un attacco da parte dell’avversario. Esistono tre modi per evitare lo scacco: (1) spostando il re su una casella sicura; (2) interponendo un pezzo tra il re e il pezzo attaccante; (3) catturando il pezzo avversario. La regina può muoversi a una qualsiasi distanza ortogonalmente o diagonalmente. Se si imbatte in un pezzo del suo stesso colore deve fermarsi. Se incontra un pezzo avversario può fermarsi oppure catturarlo occupandone la casella ed eliminandolo dalla scacchiera.
La torre può muoversi a una qualsiasi distanza in direzione ortogonale; l’alfiere può spostarsi a una qualsiasi distanza in diagonale. (Ogni giocatore quindi ha un alfiere che si muove esclusivamente sulle caselle nere e uno che si muove su quelle bianche.) Il cavallo è l’unico cui è consentito scavalcare gli altri elementi presenti sulla scacchiera, muovendosi per due caselle in direzione ortogonale e una ad angolo retto rispetto a esse: il cavallo perciò passa sempre da una casella bianca a una nera e viceversa. La casella di arrivo può essere sia libera sia occupata da un pezzo avversario, che viene così catturato.
Il pedone può muoversi solamente in avanti. Nella mossa d’inizio ha la possibilità di avanzare di una o due caselle, dopodiché (con l’eccezione della cattura) potrà muoversi di una sola casella alla volta e solo su caselle libere. Quando un pedone riesce a raggiungere il limite estremo della scacchiera può diventare cavallo, torre, alfiere o regina (generalmente il giocatore sceglie quest’ultima possibilità) indipendentemente dal numero di elementi presenti sulla scacchiera. Il pedone può catturare solamente il pezzo avversario disposto diagonalmente rispetto a sé; una volta effettuata la cattura occupa la casella del pezzo catturato: ne consegue l’impossibilità di catturare un pezzo che occupi la casella posta immediatamente di fronte a sé.
Sebbene il re sia il pezzo più importante (infatti la sua cattura segna la fine del gioco), non è il più potente. Il re può muoversi di una casella alla volta in qualsiasi direzione, a patto che tale casella non lo metta in pericolo o non sia occupata da un pezzo del suo stesso colore.
Arrocco
È l’unico caso in cui il re può muoversi per più di una casella. Ciascun giocatore può ricorrere a questo espediente solo una volta per partita. Scopo della manovra è allontanare il re dal centro della scacchiera, qualora egli si trovi in serio pericolo di essere catturato. Il re deve essere mosso di due caselle a destra o a sinistra in direzione di una torre, la quale viene messa nella casella oltrepassata dal re. Perché l’arrocco sia possibile è necessario che: (1) sia il re sia la torre non siano stati mossi; (2) il re non sia in scacco; (3) nessun pezzo si frapponga tra re e torre; (4) il re non passi o finisca su una casella che lo esponga all’attacco diretto dell’avversario.
Fasi del gioco
La logica degli scacchi segue da vicino i meccanismi che stanno alla base della tattica bellica: si compone cioè di una serie di manovre funzionali alla realizzazione di un disegno strategico ben preciso. Nella fase di apertura, che comprende le prime 10-15 mosse, entrambi i giocatori muovono i loro pezzi nelle posizioni ritenute più efficaci sia per l’attacco sia per la difesa. Numerosi sono i sistemi applicabili in questa prima fase. Il centro partita ha inizio quando la maggior parte dei pezzi ha abbandonato la casella di partenza. In questa fase i giocatori cercano di catturare quanti più pezzi nemici possibile per diminuire la capacità offensiva dell’avversario.
Così come l’apertura prepara lo scenario per il centro partita, quest’ultimo getta le basi per la chiusura. In quest’ultima fase i vantaggi e i punti deboli accumulati risultano decisivi; la maggior parte dei pezzi è ormai stata eliminata dalla scacchiera ed è il momento in cui i re avversari entrano in campo per influenzare le sorti della battaglia. L’abile tattico può salvare una partita apparentemente perduta attuando un fulmineo assalto che gli permetta di catturare il re avversario, oppure di raggiungere con un pedone l’ottava linea orizzontale ottenendo di riscattare un pezzo più importante precedentemente catturato.
Posizioni e sistemi di notazione
Gli studi di tutte le fasi del gioco e la registrazione delle partite, delle strategie e delle posizioni comportò sin dagli inizi del IX secolo l’ideazione di vari metodi di notazione delle posizioni e delle mosse dei pezzi sulla scacchiera. Il sistema più diffusamente utilizzato è quello di tipo algebrico sviluppato dai primi scacchisti musulmani. Tale sistema prevede che a ciascuna casella della scacchiera corrispondano un numero e una lettera: le otto linee verticali (a cominciare dalla prima casella bianca di sinistra) corrispondono alle lettere che vanno dalla a alla h, mentre le otto linee orizzontali (a cominciare dal lato delle pedine bianche) sono numerate da 1 a 8. I pezzi sono indicati con la lettera iniziale: R per il re, D per la donna, T per la torre, A per l’alfiere, C per il cavallo e P per il pedone. Quindi, D8f indica che la regina muove sulla casella che forma il punto di incontro della verticale f con l’orizzontale 8. La cattura di un pezzo viene indicata con una x, Dx5b, ad esempio, significa che la regina ha catturato un pezzo in 5b.
Nei paesi di lingua inglese K indica il re, Q la regina, B l’alfiere, Kt o N designano il cavallo e P il pedone. Le caselle, invece, prendono il nome dalla posizione di partenza dei pezzi: la prima linea verticale alla sinistra del giocatore con gli scacchi bianchi è chiamata la linea della regina, la quinta linea verticale da sinistra è la linea del re ecc. Anche qui la cattura è indicata con una x.
L’arrocco da parte del re è indicato con O-O e quello della regina con O-O-O.
Cenni storici
Il gioco degli scacchi ha origini molto antiche; fu probabilmente praticato intorno al I secolo a.C. in Cina, e da qui si sarebbe diffuso in India nel VI secolo d.C. Noto col termine sanscrito di chaturanga (ossia le quattro componenti dell’esercito indiano di quei tempi: elefanti, cavalli, carri e fanti), la sua fama si diffuse ben presto lungo le rotte commerciali e di conquista che conducevano in Persia e successivamente in direzione dell’impero bizantino e dell’intera Asia.
Grande fu la fortuna degli scacchi nel mondo islamico. In particolare, nella cultura araba numerosi furono i trattati, gli studi e le analisi dedicati al gioco che portarono, ad esempio, all’invenzione del sistema di notazione algebrico.
Stando alle fonti più autorevoli, gli scacchi penetrarono in Europa tra il 700 e il 900, attraverso la conquista islamica della Spagna, e le crociate in Terra Santa. Alcuni scavi eseguiti sulle coste meridionali della Gran Bretagna (in una antica tomba vichinga) portarono alla luce una scacchiera, in altri effettuati nella regione dei Vosgi, in Francia, furono scoperti pezzi di una scacchiera risalente al X secolo di origine scandinava, intarsiata nella tradizionale foggia araba.
Nel Medioevo il gioco era praticato seguendo le regole musulmane, secondo le quali la regina e l’alfiere erano pezzi deboli che potevano muoversi di una sola casella alla volta. Nei secoli XVI e XVII il gioco degli scacchi compì un notevole salto di qualità: la regina divenne il pezzo più forte della scacchiera; ai pedoni fu permesso avanzare di una o due caselle nella loro prima mossa, e catturare un pedone avversario en passant (la “presa al varco o presa di passaggio” avviene quando un pedone si muove di due caselle e il pedone avversario si trova al suo fianco e lo cattura occupando diagonalmente la prima delle due caselle percorse dal primo pedone); infine fu ideato l’arrocco.
Dopo la Spagna, centro degli scacchi divennero l’Italia e, nei secoli XVIII e XIX, Francia e Inghilterra. Con l’affermarsi del gioco e l’affinamento delle tecniche, nacquero e si diffusero incontri e tornei nazionali e internazionali, e i maggiori esperti di scacchi fecero discepoli e fondarono scuole. Oggi, i grandi campioni di scacchi provengono da Russia e Stati Uniti.
Tornei e campionati di scacchi
Il primo vero torneo internazionale ebbe luogo a Londra nel 1851 e fu vinto dal tedesco Adolf Anderssen. Nel 1857, il primo grande giocatore di scacchi americano, Paul Morphy, sconfisse la maggior parte degli scacchisti europei.
Nel 1914 a San Pietroburgo ebbe luogo un importante torneo al termine del quale lo zar Nicola II creò il titolo di “Gran maestro degli scacchi”, di cui insignì i cinque finalisti: Emanuel Lasker, Aleksandr Alechine, José Capablanca y Graupera, Siegbert Tarrasch e Frank Marshall.
In tempi più recenti, gli scacchi hanno conosciuto un diffuso successo presso il grande pubblico, al di là dei circoli di giocatori, grazie alle sfide tra campioni come Spassky, Fischer, Kasparov e Karpov. Recentemente il campione italiano Michele Godena è stato nominato Gran maestro.
Associazioni di scacchi
La Fédération Internationale des Echecs (FIDE) è l’organo preposto al controllo del gioco degli scacchi e delle sue regole; venne fondata a Parigi nel 1924 e attualmente include 114 paesi membri divisi in undici zone. Ciclicamente, ogni tre anni, queste zone sono teatro di tornei, i vincitori dei quali competono in incontri il cui scopo è selezionare i futuri partecipanti ai campionati mondiali.