Abacuc

By controstorie

 Libro dell’Antico Testamento, attribuito al profeta Abacuc (612-597 a.C.). Nulla sappiamo della sua vita e le date si basano sui riferimenti nel libro (1:6) alla venuta del popolo caldeo, verificatasi intorno al 597 a.C.

Abacuc, uno dei dodici libri profetici dell’Antico Testamento noti, data la brevità, come Profeti Minori, è diviso in tre capitoli, di cui i capitoli 1 e 2 sono generalmente considerati opera di Abacuc, mentre il terzo è attribuito a uno scrittore probabilmente più recente, teoria sostenuta dalla totale mancanza di riferimenti ad esso nel manoscritto del Mar Morto relativo al commentario di Abacuc (Vedi manoscritti del mar Morto).

Il primo libro (1-2:5) può essere letto come un dialogo tra Abacuc e Dio: Abacuc si lamenta, protesta e contesta la sofferenza dei giusti e il prosperare dei malvagi. Dio rivela che sta costruendo una città che conquisterà tutto e sarà violenta, ma che sarà sicuramente sconfitta perché “soccombe colui che non ha l’animo retto” (2:4). Dio conclude la rivelazione dicendo che “il giusto vivrà per la sua fede” (2:4), un passaggio chiave dato il ruolo che avrà nella successiva teologia protestante, e ricordato in Romani 1:17, Galati 3:11 ed Ebrei 10:38 (Vedi Fede). La seconda sezione (2:6-20) consiste di cinque denunce (cominciano tutte “Guai a”) contro un popolo non specificato che depreda gli altri, forse il popolo caldeo. La terza sezione, “Preghiera di Abacuc”, descrive le trionfanti manifestazioni di Dio, che è gioia e salvezza del suo “unto” (3:13).

Non è facile determinare la situazione storica riflessa nel libro di Abacuc. Se il popolo oppressore è quello caldeo, le parole di Abacuc possono riferirsi ad avvenimenti molto precedenti o immediatamente successivi l’assedio caldeo di Gerusalemme nel 597 a.C. L’oscurità del libro rende possibili varie interpretazioni, ma il messaggio di Abacuc è che il male non può durare perché la giustizia prevarrà sempre.

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